I poveri in Italia sono soprattutto i giovani

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Lunedì 17 ottobre resterà nella memoria collettiva italiana come il giorno terribile della certificazione di un drammatico primato raggiunto dal nostro Paese e reso coraggiosamente pubblico dal Rapporto Caritas 2016 su povertà ed esclusione sociale riferito ai dati del 2015. In Italia − secondo i dati Istat, ente di ricerca pubbvlico − vivono in uno stato di povertà 1 milione 582 mila famiglie, un totale di quasi 4,6 milioni di individui. Si tratta del numero più alto dal 2005 ad oggi; e si tratta, parlando di povertà assoluta, della forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quel paniere di beni e servizi necessari per una vita dignitosa.

Un elemento inedito messo in luce nel rapporto e che stravolge il vecchio modello di povertà italiano è che oggi la povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all’età, diminuisce all’aumentare di quest’ultima. La persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato (o meglio, sta ancora penalizzando) soprattutto giovani e giovanissimi in cerca “di una prima/nuova occupazione”e gli adulti rimasti senza un impiego.

giovani

Accanto alle fonti della statistica pubblica, il rapporto dedica ampio spazio ai dati raccolti presso i Centri di Ascolto (CdA) promossi dalle Caritas diocesane o collegati con esse (i dati sono stati raccolti presso 1.649 CdA, dislocati su 173 diocesi). Nel corso del 2015, le persone incontrate sono state 190.465. Come nel passato, il peso degli stranieri continua ad essere maggioritario (57,2%) anche se non in tutte le aree del Paese; nel Mezzogiorno la percentuale di italiani è infatti pari al 66,6%.

Certamente è la dimostrazione che la politica economica e sociale messa in atto dal governo Renzi – a Palazzo Chigi dal 22 febbraio 2014 – non ha ottenuto risultati soddisfacenti. Anzi il 2015 è sì l’annus horribilis per i movimenti migratori, non solo per l’elevato numero di rifugiati, sfollati e morti registrati, ma anche per l’incredibile debolezza ed egoismo che molti Paesi hanno dimostrato nell’affrontare quella che, innanzitutto, si è rivelata una emergenza umanitaria, ma è anche l’annus horribilis per la certificata povertà che colpisce milioni di italiani, soprattutto giovani.

Di fronte a questa drammatica situazione sta una cospicua categoria di persone: alti dirigenti di aziende ed enti pubblici e di partecipate, di banche, di nominati in enti per amicizie con ministri e politici di turno, di parlamentari e ministri, ben remunerati, che vantano compensi ragguardevoli anche a cinque zeri, mentre i giovani non trovano lavoro, devono arrangiarsi o accontentarsi della cosiddetta “garanzia giovani” e conseguentemente prendere la via dell’estero, come ha documentato il Rapporto Migrantes 2016. Altro che i 500 euro ai diciottenni!

Altro drammatico capitolo del Rapporto Caritas 2016 riguarda le persone ascoltate nel 2015 nei CdA: ben 182.465 (il 42,2% di cittadinanza italiana): per la prima volta risulta esserci una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), interrompendo una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. L’età media delle persone che si sono rivolte ai CdA è 44 anni. Tra i beneficiari dell’ascolto e dell’accompagnamento prevalgono le persone coniugate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Il titolo di studio più diffuso è la licenza media inferiore (41,4%); a seguire, la licenza elementare (16,8%) e la licenza di scuola media superiore (16,5%). Disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale. I bisogni o problemi più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto sono perlopiù di ordine materiale; spiccano i casi di povertà economica (76,9%) e di disagio occupazionale (57,2%); non trascurabili, tuttavia, anche i problemi abitativi (25,0%) e familiari (13,0%).

g.a.rossi

Pubblicato in Articoli, Slide, Società & Cultura