Ratzinger, sentinella dell’umanità

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Alla Libreria All’Arco sono intervenuti l’autore del volume sul Papa emerito, monsignor Massimo Camisasca e il docente di Storia moderna Danilo Zardin

Non è troppo presto per scrivere una biografia di Joseph Ratzinger? La domanda se l’è posta non soltanto l’autore, Elio Guerriero, intervenuto alla Libreria All’Arco di Reggio giovedì 6 ottobre, ma lo stesso Papa emerito, “un uomo di una cortesia straordinaria” con cui il teologo e storico, già responsabile editoriale delle case editrici Jaca Book e San Paolo, vanta un rapporto di consuetudine da molti anni. E la risposta di Guerriero, a conclusione di una serata che avrebbe meritato un uditorio più numeroso, è stata: “Io sono convinto di no. Perché il pericolo, dopo le sue dimissioni, di un tracciato erroneo era veramente grande e quando poi c’è un solco storto raddrizzarlo è veramente complesso… Era per me importante dire chi è stato Ratzinger e rendere anzitutto testimonianza a una persona onesta”.
Balsamo, queste parole, per le ferite aperte da chi, sui mass media, ha falsamente dipinto Benedetto XVI come un “Panzerkardinal” o come un “mastino di Dio”. Il ritratto che esce dalla lettura di “Servitore di Dio e dell’umanità” (Le scie/Mondadori, 552 pagine, 24 euro) è quello che si vede sintetizzato nell’immagine di copertina: un Papa sorridente, “un uomo di Dio che passa gli anni del suo ultimo pellegrinaggio in serenità e in preghiera”.

Certo, nulla è taciuto in questa storia, dall’infanzia vissuta sullo sfondo dell’ascesa del nazismo fino alle tempeste a cui la barca di Pietro, lungo il pontificato del Papa tedesco, è stata soggetta. Ma anche sul punto più clamoroso, la rinuncia al soglio petrino, Guerriero ha dato, anche al pubblico reggiano, l’interpretazione più autentica: “Ho cercato in tutti i modi di sdrammatizzare l’evento: Ratzinger ha avuto sempre in corde direi il problema del servizio, e quando è giunto alla convinzione che non era più in grado per la sua salute di svolgere questo servizio ha dato le dimissioni. Punto. È una persona abituata a dire la verità, perché non dobbiamo credergli? «Ci ho pensato per mesi; ho riflettuto, ho pregato, ho dovuto dimettermi», ha detto il Papa. Anche le dimissioni sono state, nella sua ottica, un servizio, che ha permesso un rinnovato cammino nella Chiesa”.
E così si arriva a un altro fraintendimento corrente: l’incomunicabilità col successore. In realtà, ha affermato ancora Guerriero, che per oltre un ventennio ha diretto l’edizione italiana della rivista Communio, “C’è una profonda continuità dei due pontefici”, come dimostra una citazione di Ratzinger sulla definizione di Misericordia come “nome stesso di Dio” fatta da Francesco al termine del Sinodo sulla famiglia e che proprio a Bergoglio, ignorando la vera fonte, avrebbe potuto essere attribuita.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 15 ottobre

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