Le tre lezioni di Carlo Azeglio Ciampi, autentico «civil servant» della Repubblica

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Da La Libertà del 24 settembre

In fin dei conti se abbiamo sdoganato il tricolore e cantiamo senza ritegno l’inno nazionale lo dobbiamo proprio a Carlo Azeglio Ciampi: uno dei pochi e comunque l’ultimo presidente della Repubblica eletto con voto unanime. Questo impegno sui segni, i simboli e il valore dell’identità nazionale tuttavia è lontanissimo da ogni retorica.
Gli derivava dalla identità profonda di servitore dello Stato e delle istituzioni, nei vari incarichi di vertice che ha occupato. Ed era accompagnato da una altrettanto naturale e coerente apertura europea.
Caratteristiche che esprimono anche il vissuto di una generazione, quei giovani passati attraverso una guerra devastante che hanno poi vissuto tutta la storia repubblicana.

Una generazione ormai passata che però, anche nel concreto della vita delle famiglie e delle comunità locali italiane può rappresentare un riferimento prezioso.
Governatore, presidente del consiglio, ministro, capo dello Stato: sempre con quella disponibilità di servizio che lo ha reso sobriamente popolare.
Forse con Sandro Pertini, dal quale era così diverso, il più amato: non a caso l’uno e l’altro, ma soprattutto Ciampi e la signora Franca, molto legati a papa Giovanni Paolo II.
Segno eloquente della radice cristiana dell’identità italiana espressa con serena laicità.

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Nella cosiddetta seconda Repubblica, quella del bipolarismo assoluto e un po’ caricaturale, dell’alternanza per disperazione, rappresenta la concreta possibilità di un baricentro fondato sul rispetto e la promozione delle istituzioni.
Ovviamente con le sue idee, la sua storia, la sua sensibilità politica: pur mai eletto in Parlamento, non fu mai un mai un algido tecnocrate, ma appunto un tecnico nel senso alto di “civil servant”, servitore dello Stato.

Nelle democrazie il rapporto tra tecnica e politica, tra sapere e rappresentanza è decisivo.
Ecco dunque le tre lezioni che ci ricorda la sua scomparsa: sull’identità italiana ed europea, sulla necessità di un largo consenso istituzionale e costituzionale anche e soprattutto in caso di sistemi maggioritari e infine sul servizio pubblico. L’Europa di Maastricht dei tempi di Ciampi è lontanissima da quella del dopo “Brexit”.

L’Italia della fine della seconda Repubblica mai nata è lontanissima e molto più povera, così come l’Europa in cui è inserita, dall’Italia della fine della prima Repubblica.
Queste tre lezioni, anche se molti attori della politica di oggi sembrano “nati imparati”, restano essenziali. se vogliamo affrontare impegni gravosi con prospettiva adeguata.

Francesco Bonini

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura