Fine delle ferie con tre belle novità

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La fine dell’estate le ha portate e così ve le racconto.

La prima è la mostra di Eliott Erwitt al Forte di Bard in Valle d’Aosta, che rimarrà aperta fino al 13 novembre. La mostra è una anteprima mondiale, prodotta dall’Associazione Forte di Bard, dell’opera del fotografo nato a Parigi nel 1928 da genitori ebrei di origini russe. La famiglia emigrò poi in Italia dove visse fino al 1939, quando fu costretta a partire per gli Stai Uniti a causa del fascismo. Vale la pena farci una gita per due motivi, la visita al Forte che ha fermato Napoleone e il poter gustare dal vivo alcune icone fotografiche del (che effetto mi fa chiamare così il ‘900!) secolo scorso.

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Usa, Santa Monica, California, 1955

Erwitt inizia a lavorare come fotografo negli anni ’50 incontrando Steichen, Capa, Cartier-Bresson ecc. ecc., erano gli anni in cui i fotografi riempivano le pagine dei rotocalchi con le loro immagini e queste erano il corpo principale del servizio, esattamente il contrario di oggi in cui la fotografia spesso serve solo a riempire un buco fra le colonne dell’articolo. Vedere per credere: andate in biblioteca a sfogliare le pagine di qualche rivista di quegl’anni e vi accorgerete della differenze. Davanti ad un’immagine stampata ci si può fermare un momento a riflettere, a pensare, cosa che riesce difficile fare davanti a quei minivideo che la rete ci propina quotidianamente e che guardiamo svogliati con la schiena curva davanti allo schermo del nostro computer.

Basta così, sennò mi date ancora del vecchio ‘rincoglionito”.

Un’altra novità è la scoperta di Leonard Freed, Brooklyn 1939, pure lui di origine ebraica con i genitori dell’Europa orientale. Da ragazzo voleva fare il pittore, ma finisce per diventare fotogiornalista e vedere i suoi lavori pubblicati su Der Spiegel, Life, Look. Paris Match, Stern ecc. ecc. e naturalmente finisce anche lui all’agenzia Magnum.

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Leonard Freed, Firenze, 1958

Ho visto i suoi lavori ad Aosta in una mostra intitolata ‘Io amo l’Italia’ in cui ‘stranamente’ c’erano solo fotografie scattate nel nostro paese in diversi viaggi che l’autore compie nel bel paese. Dico stranamente perché nella recente mostra reggiana ‘Walker Evans-Italia’ di fotografie scattate nella nostra penisola non ce ne era neppure una. Ma sapete com’è paese che vai…

La terza ed ultima novità mi appartiene e sono stato indeciso se parlarne con voi o no e riguarda uno scrittore che amo parecchio: Georges Simenon. Ebbene la novità è che è stato anche un buon fotografo.

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Georges Simenon – Varsavia, 1933

C’era da aspettarselo visto che a sedici anni, siamo nel 1919, entra come cronista alla Gazzetta di Liegi, il suo paese natale, allora oltre all’articolo spesso si dovevano portare anche le fotografie e capitava anche di doversi sviluppare i negativi e le stampe e portarle di corsa al giornale; chiedete conferma al mio amico Umberto Marchesini che pure lui, agli inizi della sua carriera di giornalista, ha dovuto fare i conti con il tempo ed il diaframma. La scoperta arriva dall’acquisto di due volumi: ‘Fotografie di Viaggio’ e L’Oeil de Simenon’, se non li volete acquistare fate l’ordine alla Panizzi e ve li andrete a guardare con comodo seduti in Via Farini.

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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