A Marola entra la luce di Rolando

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Note di cronaca della santa Messa del 4 settembre, presieduta dal Vescovo, con l’esposizione e la collocazione della maglia del martirio del beato Rivi

Mattina di festa e di sole, nella chiesa romanico-matildica di Marola, domenica 4 settembre. Mentre la Chiesa universale gioisce per la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, un’assemblea numerosa si assiepa tra i banchi e presso gli antichi muri per partecipare alla Messa presieduta dal vescovo Massimo. Molte le giovani famiglie, anche con bambini al seguito, tanto che chi avesse buttato un’occhiata superficiale al sagrato dell’Abbazia avrebbe potuto supporre una celebrazione nuziale. Un matrimonio no, però un battesimo sì: quello di Mattia Rolando, figlio di Andrea e Carlotta Amadei, accompagnati in questa giornata dai padrini Andrea e Martina e dai parrocchiani di Rio Saliceto. Già questo è un motivo di gioia, resa ancora più piena dalla testimonianza che, al termine dell’Eucarestia, il papà del piccolo legge dall’ambone, individuando un legame soprannaturale tra suo figlio e il seminarista martire.
Entrando in chiesa, poi, s’incontra il principale motivo della festa odierna: è ben visibile nella navata di destra, sulla parete vicina alla cappella del Santissimo, dove grazie al lavoro dell’architetto Emilia Lampanti sono collocati due segni che parlano della vita del beato Rolando Rivi.

Il primo è il trittico dell’Immacolata Concezione, che si trovava nella camerata dove risiedevano Rolando e i suoi compagni di studi nel Seminario di Marola. L’altro, ancora più grandioso, è la maglia intrisa del sangue del martirio, impronta eloquente del sacrificio supremo reso a Piane di Monchio il 13 aprile 1945 da quel ragazzo-bambino che, fiero della sua veste talare, affermava convinto “Io sono di Gesù”.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 10 settembre

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