Finalmente insieme, quando il calcio è identità

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Scrivere di identità e appartenenza nel mondo globalizzato di oggi sembra quasi un controsenso: ci definiamo cittadini del mondo e in effetti è proprio così. Oggi non esistono più confini e per girare il mondo basta addirittura un click del mouse per ritrovarsi dalla parte opposta della Terra. Bello visitare posti e luoghi sconosciuti, conoscere culture diverse dalla nostra e sentirci parte di questa globalizzazione. Del resto è la vita di oggi che ci invita a fare esperienze diverse, ad aumentare il nostro bagaglio culturale perché il piccolo giardino di casa nostra è diventato troppo stretto e rischiamo così di essere tagliati fuori da tutto il resto.

Capita così che ci si dimentichi della propria storia. Una cosa impensabile per i nostri nonni che facevano del campanilismo e dell’orgoglio di appartenere ad una comunità, questioni di principio magliettase non addirittura di vita o di morte. Non è mia intenzione dire che girare il mondo è sbagliato, anzi, tutt’altro, ma troppo spesso ci capita di ricordarci delle nostre radici solo quando gioca la nazionale di calcio o quando alle Olimpiadi i nostri colori svettano sul podio.

Ed è proprio dal calcio, quello piccolo di paese, che vorrei provare a raccontare questa storia di identità e appartenenza. Dopo trent’anni di tentativi e trattative andate a vuoto tra Guastalla calcio e U.S. Saturno, Guastalla ha finalmente un’unica società, che in un paese di quindici mila anime dovrebbe essere la normalità. L’accordo tra le due società è stato raggiunto qualche mese fa. Per celebrare questa nuova realtà due amici, due quasi diciottenni, Riccardo e Alessandro, (e questo è il bello della storia) hanno avuto la bella idea di realizzare una maglietta celebrativa su cui è raffigurato lo stemma della città con la scritta “Finalmente insieme”.

In questa idea ci trovo due cose davvero interessanti: la prima è il sentimento di appartenenza al proprio paese. Guastalla ha un’unica squadra che la rappresenta, che difende il rosso e il blu, i colori della città. La seconda è che questa iniziativa arriva da due giovani. Alla faccia di chi vede e descrive tutti i ragazzi come pigri, svogliati e senza iniziativa. Forse a volte basta ascoltare le loro idee, farsi contagiare dal loro entusiasmo e avere fiducia nel progetto. Per due “quasi maggiorenni” la “guastallesità” è un orgoglio da difendere, tanto che per sostenere la squadra è nata la curva intitolata a Paolo Motta, storico massaggiatore che per Guastalla e per il calcio ha speso tutta la sua vita.

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Alessandro e Riccardo

La pensa così anche la dirigenza e la neo squadra che ha accolto a braccia aperta l’iniziativa: ogni giocatore ha acquistato una maglietta e in un mondo, quello del calcio, fatto di mercenari e cambia casacca credo che risuoni ancora più forte questa iniziativa che parte dalla profonda provincia.

Ora bisogna coinvolgere il resto della città. Guastalla e la sua squadra hanno bisogno del calore della propria gente, della voglia di appartenere a una comunità stretta attorno alla propria squadra.

Buon campionato e forza Guastalla!

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Pubblicato in A bordo campo, Articoli