Terremoto in Centro Italia. La situazione aggiornata e il numero dei morti

Stampa articolo Stampa articolo

Da www.agensir.it

Siamo ufficialmente arrivati a 267 morti, 218 sul versante reatino, 49 su quello ascolano. Ma non è finita. Ci sono realtà sul territorio ancora da esplorare, ma nello stesso centro di Amatrice – in quel che poco che resta di esso – nessuno sa con esattezza che conseguenze abbia avuto in termini di vite umane il crollo dello storico hotel “Roma”. Tutta la questione dei numeri (ma ricordiamolo: si parla di persone umane e ogni unità è più preziosa dell’oro) è inevitabilmente confusa perché, spiegano alla Protezione civile, “manca la lista di partenza”.

Ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto queste forse sono le ore più dolorose. Si continua ancora a scavare, senza sosta, con ogni mezzo a partire dalle mani, perché non bisogna mai perdere la speranza. Finora sono 238 le persone estratte dalle macerie, ma tutti sanno che più passa il tempo più diventa improbabile trovare persone ancora in vita sotto i detriti. E nello stesso momento ci si comincia a rendere conto con sempre maggiore consapevolezza della portata della tragedia. Se la devastazione dei centri abitati è apparsa subito evidente, adesso è la progressione del numero delle vittime che scava dentro l’anima.

Siamo ufficialmente arrivati a 267 morti, 218 sul versante reatino, 49 su quello ascolano. Ma non è finita.

Ci sono situazioni sul territorio ancora da esplorare, ma nello stesso centro di Amatrice – in quel che poco che resta di esso – nessuno sa con esattezza che conseguenze abbia avuto in termini di vite umane il crollo dello storico hotel “Roma”, dove secondo le ultime informazioni alloggiavano 35 persone. Tutta la questione dei numeri (ma ricordiamolo: si parla di persone umane e ogni unità è più preziosa dell’oro) è inevitabilmente confusa perché, spiegano alla Protezione civile, “manca la lista di partenza”.

terremotoAmatrice24ago2016_02460 scosse registrate e tre “sciacalli” arrestati. Ancora scosse, evacuato per controlli il palazzetto dello sport. In questo periodo estivo – e tanto più con l’approssimarsi della manifestazione dedicata alla pastasciutta che ha resto Amatrice famosa nel mondo – l’esigua popolazione della zona si moltiplica e quindi il confronto non può essere compiuto con i residenti. I feriti sono 365, ma il totale è sicuramente molto più elevato. Gli sfollati si aggirano intorno ai 2.500, di cui 1.500 sul versante marchigiano. Le tende arrivate con i soccorsi dovrebbero essere in numero sufficiente, anche perché chi può si è rifugiato presso parenti e amici. Pur essendo agosto, le località colpite sono in montagna (Amatrice è quasi a 1.000 metri sul livello del mare) e fa freddo, soprattutto nelle ore notturne, quindi il problema degli alloggi di emergenza è pressante. La notte trascorsa, la prima dopo quella del sisma, è stata accompagnata da continue scosse, come avevano annunciato gli esperti. Alle 5,17 la magnitudo ha toccato quota 4.5.

Dall’inizio dello sciame sismico fino alle 7 di oggi sono state registrate 460 scosse, di cui due superiori alla magnitudo 5, compresa quella devastante delle 3.36 della notte fra martedì e mercoledì, che è arrivata a 6.0. Alle 14.36 di oggi una scossa di grado 4.3 ha provocato altri crolli ad Amatrice e per precauzione è stato evacuato il palazzetto dello sport, dov’era stato allestito un centro di accoglienza, così da effettuare i controlli necessari. Come se non bastasse, compare lo spettro degli “sciacalli”. Ma i carabinieri hanno ridimensionato le voci che si erano diffuse, precisando che finora si sono limitati a identificare due persone che avevano atteggiamenti sospetti. Da parte sua la procura di Rieti, che ieri aveva già compiuto dei sopralluoghi, ha aperto un unico fascicolo “contenitore” in cui convogliare tutte le indagini in corso relative all’ipotesi di reato di disastro colposo in relazione soprattutto ad alcuni crolli di edifici ristrutturati recentemente.

La generosità dei soccorsi. Ma oltre ai numeri della tragedia ci sono i numeri della solidarietà, che sin dai primi momenti è stata commovente per generosità e tempestività, al punto che oggi la Protezione civile ha fatto sapere che le forze sul terreno sono sufficienti e non c’è bisogno di ulteriori apporti improvvisati che rischiano di complicare le operazioni. Attualmente si calcola che siano attive nelle zone terremotate oltre 5.000 persone, di cui 2.027 vigili del fuoco, un migliaio di uomini delle forze dell’ordine e almeno 2.000 volontari appartenenti a varie organizzazioni. Portano innanzitutto il loro cuore, ma la maggioranza di essi può mettere in campo anche l’esperienza acquisita. I primi a mobilitarsi sono stati infatti quelli che arrivavano da località colpite nel passato da analoghe sciagure. E sarebbe ora che dal passato oltre all’esperienza dei volontari si ricavasse anche la volontà di operare sul fronte della prevenzione. Prevedere non si può, prevenire sì, ripetono i sismologi. Il tema è già fortemente presente nel dibattitto pubblico, ma questo è ancora il momento delle lacrime e del dolore. Verrà però presto il tempo in cui il tema andrà finalmente affrontato con concretezza.

L’impegno della Chiesa italiana. Sul fronte della solidarietà la Chiesa e le comunità cristiane sono come sempre in prima linea. Li abbiamo i visti i parroci dei luoghi colpiti e di quelli limitrofi presenti tra la macerie, uomini tra gli uomini eppure punti di riferimento senza schemi e bandiere. Con loro, da Rieti e Ascoli, i vescovi di quelle diocesi, monsignor Domenico Pompili e monsignor Giovanni D’Ercole. E poi la rete delle Caritas, radicate nei territori ma pronte a coordinarsi sia per l’emergenza che per il dopo. Ricordiamo pure il primo stanziamento di un milione di euro deciso immediatamente dalla Cei che poi ha indetto per domenica 18 settembre una colletta in tutte le parrocchie d’Italia.

A caldo, a poche ore dalla tragedia, le parole e la commozione del Papa avevano espresso a nome di tutti quello che c’è nell’animo di ogni credente.

La mobilitazione delle istituzioni. Segnali positivi arrivano, almeno per ora, anche dalle istituzioni e dalla politica. La voce del presidente della Repubblica si è levata con autorevolezza a dare il “la” al percorso da seguire. “È un momento di dolore e di comune responsabilità”, ha detto tra l’altro Mattarella. La speranza è che almeno davanti alla tragedia che ha colpito il cuore dell’Italia la coesione e la collaborazione riescano a prevalere sui conflitti e le polemiche. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ieri è stata ad Arquata, mentre ad Amatrice è giunto il presidente del Consiglio, con il ministro delle Infrastrutture, Graziano Del Rio, e con il capo della Protezione civile. Renzi ha presieduto un vertice a Rieti e ha convocato per oggi alle 18 il Consiglio dei ministri per prendere le prime decisioni operative, tra cui certamente la dichiarazione dello stato di emergenza.. Mentre il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, fa sapere che gli incassi dei musei statali nella giornata di domenica 28 agosto saranno destinati ai territori terremotati, si stanno valutando forme di esenzione fiscale e contributive per le aree colpite e un primo stanziamento di 50 milioni immediatamente spendibili dal fondo di solidarietà europeo, dedicato proprio a queste situazioni e attivato da Bruxelles entro 12 settimane dal disastro. Il premier ha preso impegni forti con le popolazioni colpite. E almeno in questo caso tutti dovrebbero sperare che siano mantenuti.

Pubblicato in Articoli, Slide, Società & Cultura