La partita della vita

Stampa articolo Stampa articolo

Esistono partite che hai sempre sognato di disputare. Non dalla panchina come mister, bensì come giocatore, vero ed indiscusso protagonista sul campo.

Sono quelle partite che sogni di giocare fin da quando sei bambino, quando, chiusi gli occhi, inizi a fantasticare, ritrovandoti a giocare la finale del campionato mondiale, con la platea del mondo intero a guardarti. E  tu orgogliosamente indossi la maglia della nazionale, ovviamente col tuo numero preferito, perché nel sogno tu sei quello più bravo e il numero te lo scegli. Scendi in campo e via che inizi con finte e contro finte, dribbling e tunnel. Guadagni una punizione quando manca una manciata di minuti alla fine della gara. L’arbitro consulta il cronometro. Vai sulla palla, la aggiusti prendi la rincorsa e con il tuo tiro disegni quella parabola che si infila nel sette, impossibile da parare. Gol! Campioni! E il sogno continua…

E poi ci sono quelle partite che vorresti giocare da grande, nella tua vita. Quelle fatte di scelte più o meno coraggiose, condite dai tuoi vorrei e dai tuoi “farò”. Sono quelle classiche partite di cui non ti interessa affatto il risultato, ma ti interessa solo giocare. Fino all’ultimo minuto. Sei carico, pronto, dai il tutto per tutto… sicuro di farcela. Eppure non basta. Eppure la vita è anche questa, ti confina in panchina o addirittura in tribuna.

Si tratta di quei match che per un motivo e per l’altro sai che non potrai giocare: vuoi perché non è il momento, vuoi perché magari l’hai già disputata quella gara ma non eri ancora pronto oppure non c’erano le premesse giuste per giocare al meglio o più semplicemente perché non dipendeva da te. E ti vengono a dire che “l’importante è aver dato il massimo” o peggio ti dicono “è il destino”, “non devi avere rimpianti”. E la rabbia cresce in te, soprattutto quando ti senti impotente e sai di non poter scendere in campo.

Quante partite sei chiamato a giocare in quello straordinario campionato che è la vita. Avversari più o meno ostici incontrati quotidianamente. Situazioni inaspettate che devono modificare la strategia di gioco, la tua visione delle cose.

san-siro

Ma sai che queste non sono la tua partita, quella  che vuoi disputare ad ogni costo. La partita della vita. Quella che non smetteresti mai di giocare. La riconosci che è la più importante perchè ha un volto o perché rappresenta la sommità dopo un’erta di sacrifci.

Quante volte, nella tua testa sei sceso in campo e hai giocato per il sorriso o per  lo sguardo della persona che ami, o per arrivare ad un traguardo di lavoro, o per i figli, o per tua moglie… nulla avrebbe potuto ostacolare il tuo incedere. Si tratta di una di quelle azioni dirompenti sulla fascia, un passaggio filtrante a chi ami, una palla recuperata per un amico, un assist per tuo figlio. Non conosci la fatica perché la tua motivazione è più forte. Non senti la paura o il peso della responsabilità, anzi ti esalti perché più la partita è difficile, più il giocatore bravo sa fare la differenza quando la posta in palio è così grande.

Quanto vorrei giocare quella partita… mettere la mia numero 14, allacciarmi le scarpe, entrare in campo e tirare fuori la maglia dai pantaloncini al fischio dell’arbitro… La realtà è invece un’altra. Il campionato  va avanti, altri match aspettano.  Ci sono altre soddisfazioni che attendono, traguardi e risultati da raggiungere.

Ma tu sei sempre li, pronto, per disputare la tua partita più importante….

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

Pubblicato in A bordo campo