In crescita le imprese reggiane che adottano politiche di welfare aziendale

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Implementare politiche di welfare aziendale significa ottimizzare il vantaggio fiscale, aumentare la produttività dell’impresa e accrescere il potere d’acquisto dei dipendenti. E la dimensione aziendale non rappresenta un vincolo: tutte le imprese possono ottenere un ritorno in termini di produttività, di capacità di attrarre e mantenere talenti, di aumentare la fidelizzazione del personale dipendente e di ottenere benefici fiscali.

E’ quanto riscontrato dall’osservatorio qualificato di Easy Welfare, realtà nazionale specializzata in servizi specifici per le aziende, che in un recente rapporto ha fornito anche alcune indicazioni di quali sono le principali tipologie di servizi scelti dai lavoratori, che vanno da quelli più tradizionali, quali la salute e la sicurezza dei dipendenti, a quelli più innovativi, quali la valorizzazione delle persone, la promozione e la ricerca di un equilibrio fra tempi di vita lavorativa e familiare che non rappresenta più solo una questione di genere.

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“Tra le aziende che scelgono di attivare piani di welfare – spiega Andrea Verani Masin di Easy Welfare – il 38% appartiene al settore dei prodotti, il 20% a quello dei servizi finanziari, il 9% ai media, digital e comunicazioni, il 7% all’energia e risorse, il 6% salute, il 6% ai servizi alle aziende, il 2% alle PA e il restante 12% ad altri settori. Se si sposta l’attenzione alla tipologia di benefit utilizzati, anche in questo caso si conferma la trasversalità del welfare: il 40% riguardano l’istruzione, il 16% la previdenza, il 15% card e cofanetti, il 13% sport, cultura e benessere”.

Grazie ad alcuni provvedimenti previsti dalla Legge di stabilità 2016, sono sempre di più le aziende reggiane, anche di piccole e medie dimensioni, che hanno introdotto sistemi di prestazioni non monetarie al fine di incrementare, migliorare e sostenere la vita economica e sociale dei dipendenti e del loro nucleo familiare.

In particolare il decreto attuativo del 25 marzo 2016 detta le regole che consentono di applicare ai premi di produttività in denaro, in presenza di contratti aziendali o territoriali, un’imposta sostitutiva del 10%. L’agevolazione è applicata ai premi di valore non superiore a 2000 euro lordi (2500 per le aziende con partecipazione paritetica dei dipendenti all’organizzazione del lavoro) per tutti i lavoratori con reddito annuo non superiore ai 50 mila euro.

“La novità di rilievo – evidenzia Claudia Cavazzoni, amministratore delegato di Archimede, agenzia per il lavoro di Reggio Emilia con un’esperienza ventennale al servizio delle imprese del territorio – è che l’accordo di secondo livello potrà contenere il diritto di ciascun dipendente di convertire il premio maturato in un pacchetto di beni e servizi di welfare con un evidente vantaggio sia per il lavoratore che per l’impresa”.

Sono principalmente due le motivazioni che spingono le aziende a intraprendere iniziative di welfare: la gestione del personale, e quindi il benessere dei dipendenti per migliorarne la soddisfazione e la produttività, e la sostenibilità nel lungo termine del successo aziendale, unita ad aspetti reputazionali. Motivazioni che accomunano sia grandi che piccole e medie imprese.

Pubblicato in Articoli, Associazioni