30% giovani reggiani esclusi dalla possibilità di fare agricoltura

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È pari al 30% l’esclusione dei giovani reggiani dalle domande di finanziamento degli investimenti aziendali del pacchetto giovani, in una regione in cui la presenza di giovani sotto i 40 anni impegnati in agricoltura è sotto la media nazionale e in cui oltre il 60% delle imprese agricole, ora in attività, è privo di un successore naturale. A darne notizia è Coldiretti Reggio Emilia fortemente preoccupata per la graduatoria del primo bando e per i possibili risvolti sul prossimo nel quale la disponibilità finanziaria si riduce di un 35% circa rispetto al precedente da cui già sono rimaste escluse oltre il 30% delle domande relative agli investimenti.

Il ‘pacchetto giovani’, previsto dal Programma di sviluppo rurale della Regione Emilia Romagna, prevede un premio all’insediamento e un contributo in percentuale sugli investimenti aziendali; è quest’ultimo il contributo che è stato negato al 30% dei giovani e che nella maggioranza dei casi corrisponde alla parte più consistente. L’obiettivo del ‘pacchetto giovani’ è sostenere l’ingresso di agricoltori qualificati nel settore per favorire il ricambio generazionale, l’ammodernamento delle aziende e il miglioramento della qualità imprenditoriale.

coldiretti giovani

«Se sono questi i presupposti per sostenere l’ingresso dei giovani in agricoltura – commenta Giuseppe Simonazzi responsabile Psr di Coldiretti Reggio Emilia  – come possiamo aspettarci di raggiungere l’obiettivo di un sano e qualificato ricambio generazionale? Forse una maggiore attenzione ai giovani nelle fasi di riparto dei fondi sul Programma di sviluppo rurale avrebbe garantito la totale copertura delle domande così come si osserva guardando i bandi delle regioni limitrofe. Investire sull’ingresso dei giovani in agricoltura significa garantire un futuro al settore».

È impegnativo per un giovane rispondere alle richieste necessarie per poter presentare domanda di contributo e se il rischio di rimare escluso è del 30% la motivazione è destinata a scemare sempre più. La nostra Regione infatti richiede all’atto della presentazione della domanda di non avere altre fonti di reddito se non quello proveniente dalla propria azienda.

«Questo implica ad esempio per i giovani provenienti da altri settori – continuano Simonazzi – di abbandonare completamente il loro lavoro in attesa di un reddito aziendale che si manifesterà se tutto va bene non prima di un anno e comunque in base all’indirizzo produttivo perché l’agricoltura segue i suoi ritmi».

«Il successo dell’agricoltura italiana è il risultato di un percorso di crescita sostenibile reso possibile anche dall’approvazione, esattamente 15 anni fa, della legge di orientamento (la numero 228 del 18 maggio 2001) fortemente sostenuta dalla Coldiretti che ha rivoluzionato l’agricoltura allargandone i confini dell’attività con nuove e creative opportunità, che un numero crescente di giovani stanno dimostrando di saper cogliere”, affermano i vertici di Coldiretti Reggio Emilia Vito Amendolara e Assuero Zampini nel sottolineare che gli effetti si fanno sentire nella sostenibilità, nella straordinaria qualità con caratteri distintivi unici che non hanno uguali nel mondo  che devono però essere costantemente motivati e sostenuti creando opportunità e fiducia nella possibilità di fare impresa».

Pubblicato in Articoli, Associazioni