Incontri che segnano

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I giovani di «Sport & Ben-Essere» raccontano

Continuiamo il nostro percorso insieme ai giovani dello staff di “Sport & Ben-Essere” di Novellara: dopo un primo contributo pubblicato sullo scorso numero (intitolato “Dov’è tuo fratello?”: giovani in cerca di piste di accoglienza), oggi diamo spazio ad altri due temi.
Il primo è la testimonianza di una ragazza che ha assistito allo spettacolo teatrale “Il riscatto” interpretato da Mohamed Ba. Il secondo racconta dell’incontro con la realtà del carcere.

Lo spettacolo «Il riscatto»

Non andavo a teatro da molto, mi ero quasi dimenticata quanto facilmente chi stava sul palco era capace di prendere le mie emozioni e trasformarle ora in un uragano, e ora in un mare calmo. Dopo aver conosciuto Mohamed Ba il giorno precedente lo spettacolo ero curiosa di sapere che cosa avrebbe fatto, che cosa ci avrebbe raccontato della sua vita o delle storie dei tanti uomini che attraversano il mare.
Il sipario si era alzato e davanti a noi c’erano otto ragazzi e uno strumento a percussione appoggiato su una sedia. I giovanissimi attori avevano imparato la loro parte solamente il giorno prima, in un pomeriggio di stage teatrale con Mohamed Ba.
Ha avuto inizio così lo spettacolo in modo inaspettato: non si parlava di migranti africani, di quegli uomini dalla pelle scura che i media e la politica ci propongono come probabili invasori, ma al centro della scena c’era la nostra storia, la storia di un’Italia che ancora faticava a garantire un futuro sicuro ai suoi cittadini. I ragazzi hanno riportato le parole e i timori di un’epoca in cui i migranti erano gli italiani che partivano nella speranza di un futuro migliore, un futuro che spero vivamente abbiano ricevuto, così come coloro che sono rimasti.

Ma al centro non c’era la semplice storia di un migrante, era il racconto di tutto ciò che sta dietro un viaggio: la propria identità, la casa che si lascia e l’ignoto dietro l’angolo.
Ad un certo punto entrò Ba, con le argentee radici dei capelli e il sorriso che brillava fino all’ultimo palco in alto. Di fronte a noi è apparso un nuovo orizzonte. Non spettava a noi parlare, noi dovevamo tacere questa volta, non erano la nostra storia eurocentrica e la nostra unilaterale visione del mondo a prevalere, ma la parola era nella bocca di un uomo che sa cosa significa vivere “dall’altra parte” del mondo. Uomo molto simile a coloro che con un barcone attraversano il mare, molto simile a coloro che vengono emarginati e la cui presenza spesso infastidisce e spaventa. Ma al centro erano lui e le storie di terribili viaggi, raccontate con ironia e durezza.

Leggi tutte le testimonianze dei ragazzi di Sport & Ben-Essere su La Libertà del 25 giugno

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