70 anni fa l’uccisione di don Pessina

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Il caso chiuse il martirologio del nostro clero; il ruolo di Socche

Nel 70° anniversario dell’assassinio di don Umberto Pessina pubblichiamo questo contributo di monsignor Costi e il programma delle celebrazioni.

Il 2 giugno del 1946, attraverso il referendum con votazione universale degli italiani, segnò la nascita ufficiale della Repubblica italiana, senza però che l’evento straordinario riuscisse a dirimere i pressanti scontri giuridici e culturali dei partiti politici.
Gli strascichi della seconda guerra mondiale, il fenomeno complesso della Resistenza e del Partigianato avevano lasciato sul campo profonde e laceranti divisioni.
Nei territori emiliani, e in particolare nella provincia di Reggio Emilia, la voce e la presenza della Chiesa, gli interventi dei vescovi e dei parroci, le attività pastorali, l’apporto dei laici dell’Azione Cattolica, vivevano sotto la pressione della lotta di classe, capillarmente diffusa e organizzata, del partito marxista-comunista. In questo contesto aspro di tensioni va collocata l’uccisione violenta di don Umberto Pessina (1902-1946), parroco di San Martino di Correggio, assassinato sulla porta della canonica la sera del 18 giugno 1946.
A settant’anni di distanza l’uccisione di don Pessina esce dai dibattiti infuocati delle cronache – necessariamente cariche di argomentazioni immediate di contrasto, a contatto diretto con il trauma della violenza –, per collocarsi in una visione storica più documentata.
Scritti, testimonianze, dibattiti processuali, commemorazioni, hanno continuato a tener desta, nel tempo, la tragicità di una morte che ha assunto un significato emblematico.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Giovanni Costi su La Libertà del 18 giugno

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