Pluralismo religioso, dialogo & educazione

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Oratorio di Santa Croce: la sera del 1° giugno, partendo dalla dichiarazione conciliare «Nostra aetate», il teologo Brunetto Salvarani ha proposto un «decalogo» per costruire fruttuosamente l’integrazione

Uno di quei temi – “Il dialogo interreligioso dal Concilio a oggi” – che potrebbero perfino spaventare per la loro ampiezza, trattato però in modo colloquiale e tutto sommato semplice dal teologo e scrittore Brunetto Salvarani, carpigiano ma di casa a Reggio Emilia, intellettuale poliedrico, che il sabato conduce anche la trasmissione di cultura religiosa “Uomini e profeti” su RaiRadio3. Accade la sera di mercoledì 1° giugno all’Oratorio Don Bosco, in via Adua, per iniziativa dell’unità pastorale “10”, quella composta oggi da San Paolo, Santa Croce, Gavassa e Massenzatico e domani anche da Pratofontana.
Nell’aggettivo “interreligioso”, dati i tempi che viviamo, la parte del leone nell’immaginario collettivo è fatta dall’islàm, con l’accento sulla “a”, chiarisce Salvarani al professor Gianfranco Bertani, che siede al tavolo con lui, e all’uditorio non fitto dell’aula “Don Chiari”.
D’altra parte la serata segue un altro incontro, avvenuto in maggio, intitolato espressamente “L’islam spiegato a chi ha paura dei musulmani”, con il direttore di “Città nuova” Michele Zanzucchi e l’imam di San Donà di Piave Kamel Layachi, che aveva aperto questa coppia di appuntamenti. Salvarani, docente di Teologia della Missione alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, si rifà al precedente nella sua introduzione, pacata ma netta: l’islam è già qua, non funziona più la contrapposizione “noi” e “loro”, il pluralismo religioso – che nei mass media assume ora colorazioni folkloristiche, ora precipuamente “noir” – è irreversibile. Il punto è che tutte le religioni, se com’è giusto vogliono dire la loro nello spazio pubblico, debbono compiere un’assunzione di responsabilità, senza entrare in competizione, anzi collaborando alla costruzione di una società matura.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà dell’11 giugno

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