L’UNITALSI, Lourdes, i malati: amore per contagio

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Associazione di fedeli fondata nel 1903, ha una Sottosezione anche a Reggio e si propone di «incrementare la vita spirituale degli aderenti» promuovendo l’apostolato tra ammalati e disabili

“Unitalsi? Ma cos’è?”. Qualcuno molto semplicemente dice che sono quelli che portano i malati a Lourdes. E tutto sembra iniziare e finire con quel viaggio. Intanto la sigla vuol dire “Unione Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e nei Santuari Internazionali”. Ma l’Unitalsi in realtà è una storia, una storia costruita da tante storie, storie di incontri. Alcune sono molto antiche, come quella dei cinque amici che vogliono fare incontrare uno di loro, un disabile, con quel tale Gesù e per riuscirci si arrampicano con barella sopra la casa dove lui era ospite, la scoperchiano, e calano con le corde quel giovane incapace di camminare che aveva saputo credere nell’impossibile. O quella della ragazzina del tempo di Napoleone III, in un paesino nei Pirenei, che incontra una bella Signora nell’ultimo posto dove andrebbero le belle signore, si sente guardata come una persona e non come la peggiore pulciosa ignorante del paese e per fedeltà a quella pura esperienza di liberazione, tiene testa alle autorità, a tutte le autorità che vorrebbero fargliela negare.
Poi c’è quell’altro ragazzo disabile, dell’inizio del secolo scorso, che non credeva più ai sogni, né ai propri, né a quelli degli altri. Ai suoi occhi delusi tutta la bellezza che aveva continuato per molti anni a girare attorno al paese della ragazzina francese non era altro che una montagna di falsità e inganno. Decide allora di far crollare quella montagna con la forza dirompente della propria disperazione, questo suo progetto prende la forma gelida del metallo e va a Lourdes covando in grembo una pistola.

Leggi tutto l’articolo su La Libertà dell’11 giugno

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