Giornalisti e reato di diffamazione

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La Commissione Giustizia del Senato ha votato all’unanimità il 3 maggio 2016 una norma che prevede il carcere fino a nove anni per il giornalista che diffama a mezzo stampa un politico, un magistrato o un dipendente pubblico. Invece per chi diffama un semplice cittadino la pena è fino a soli 6 anni di reclusione.

Il Comitato esecutivo dell’Ordine dei Giornalisti, riunitosi a Roma, osserva che da un lato si sbandiera come già realizzata (ma di fatto insabbiata) l’abolizione del carcere per la diffamazione a mezzo stampa, dall’altro, con un blitz, si inaspriscono le pene determinando una disparità di trattamento tra politici, magistrati, dipendenti pubblici e tutti gli altri cittadini. Non può essere giustificabile la motivazione addotta secondo la quale il provvedimento nasce da una presunta tutela degli amministratori pubblici da intimidazioni, violenze o minacce finalizzate a bloccarne il mandato. In realtà si accentua il tentativo di intimidire i giornalisti limitando nel contempo il diritto dei cittadini ad essere informati.

L’Associazione Provinciale Stampa Reggiana condivide le considerazioni espresse dal Comitato Esecutivo dell’Ordine.

Dà la propria adesione alla manifestazione che si terrà a Roma davanti alla Camera dei Deputati mercoledì 15 giugno dalle 16 alle 19 con la partecipazione dei dirigenti nazionali dell’Ordine.

Il presidente Giuseppe Adriano Rossi

Il consigliere nazionale Mario Paolo Guidetti

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