«Rifugiato a casa mia»

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Testimonianza viva di percorsi di carità e accoglienza

“Desidero incoraggiarvi anche a proseguire nell’impegno e nella prossimità nei confronti delle persone immigrate. Il fenomeno delle migrazioni, che oggi presenta aspetti critici che vanno gestiti con politiche organiche e lungimiranti, rimane pur sempre una ricchezza ed una risorsa, sotto ogni punto di vista. è dunque prezioso il vostro punto di vista che, accanto all’approccio solidale, tende a privilegiare scelte che favoriscano sempre più l’integrazione tra popolazioni straniere e cittadini italiani, offrendo agli operatori di base strumenti culturali e professionali adeguati alla complessità del fenomeno e alle sue peculiarità” (dal discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al convegno della Caritas delle diocesi italiane – Aula Paolo VI, 21 aprile 2016). Paolo e Federica insieme a Yunus e Mia, Claudio e Susanna con Malamine, Renzo e Liliana insieme ad Abdulaziz, Raffaella e Davide con Aigbe, Giardo e Mariaclaudia insieme a Sireba, Antonio e Vera e Keita. Davanti a tutto persone, famiglie, comunità parrocchiali (di Cavriago, Montecchio e San Paolo in città) con i loro parroci e diversi volontari che si sono messi in cammino per ascoltare, accogliere, entrare in relazione, accompagnare profughi, richiedenti asilo politico e rifugiati. Persone e famiglie che, nella completa gratuità, sono testimoni di percorsi di accoglienza volti a favorire continui processi di animazione e formazione nelle comunità parrocchiali sull’accoglienza oltre a stimolare continue riflessioni sulle diverse persone e famiglie, italiane e straniere, in difficoltà, che quotidianamente incontriamo nei diversi luoghi di servizio.

Leggi tutto l’articolo di Valerio Corghi su La Libertà del 4 giugno

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