La Libertà, avanti con gratitudine

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Dopo 30 anni l’editrice «Brandsma srl» cede l’azienda

Il notaio ha sancito il trasferimento d’azienda de La Libertà dalla «P. Tito Brandsma srl» alla Pia Unione della Dottrina Cristiana, ente di diretta emanazione della Diocesi. Alla base del passaggio ci sono ragioni tecnico-fiscali, nella disamina delle quali lungi da noi avventurarci. In concreto, per i lettori non cambia molto. Semplicemente, ci saranno un nuovo conto bancario e presto anche un diverso appoggio postale. Per la redazione questo cambiamento significa diventare un po’ più protagonista, dal punto di vista amministrativo, del proprio destino, cioè aggiungere alle competenze multimediali (carta stampata, web e tv) il rapporto con il pubblico, sempre stimolante, e la gestione di beghe con le Poste e i contributi statali, sempre deprimente.LaLiberta_20160604_PRIMAPAGINA
Il saluto alla storica “Brandsma srl” ci offre l’occasione di esprimere pubblicamente la gratitudine a chi, nel 1986, l’ha costituita: i fondatori, a Guastalla, furono Alberto Bonardi, Stefano Verzellesi, Ettore Gandellini, Quirino Merzi, Bruno Gabbi, Emo Alberici, Luigi Brioni, Battista Magnani, Giancarlo Bellani e Giuseppe Ciscato.
In modo particolare ringraziamo vivamente il ragionier Alberto Bonardi, amministratore unico della “Brandsma srl” per più di cinque lustri, e il suo successore diacono Mario Masoni, che in questi anni, in modo generoso e competente, si sono fatti carico di ore e ore di volontariato per tener dietro a una contabilità non facile da far quadrare (negli ultimi tempi, con il significativo aiuto del ragionier Franco Tranquilli e del giovane Marco Piccinini, ai quali pure va la nostra riconoscenza).
Quando si gira una pagina di vita, come in questo momento, il pensiero va a tutte le persone che hanno permesso a La Libertà di accompagnare la vita della nostra Chiesa da 64 anni a questa parte. E allora, con i limiti che inevitabilmente una pagina di giornale porta con sé, sia consentito prolungare il ricordo e il ringraziamento. Anche perché nel “frattempo”, se ci sono lettori che ci hanno lasciato, altri se ne sono aggiunti, e non è scontato che tutti conoscano la storia del “settimanale cattolico reggiano”.

Continua a leggere tutto l’editoriale di Edoardo Tincani su La Libertà del 4 giugno

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