Busta gialla contro Sarajevo

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Stamattina mi ero ripromesso di scrivere una nuova puntate della rubrica.

Appena acceso il computer come al solito ho dato una scorsa alla posta, c’era una mail di Lorenzo Sani, inviato del Resto del Carlino, un amico con cui ho condiviso tanti anni di servizi fotografici. Due righe ed un link (ve lo lascio in calce) per accedere ad un video su Youtube che racconta il viaggio che facemmo nel dicembre del 1995 insieme a Umberto Marchesini, altro inviato storico del Carlino, poi direttore de Il Giorno, per documentare la consegna di medicine e dei regali di Natale ai bambini di un ospedale pediatrico di Sarajevo che Mira Poljo, indimenticabile procuratrice di talenti del basket bolognese e non solo, aveva raccolto a Bologna. È stato più che ricordare, per tutti i setti minuti del video io ero ancora là.

Chi ha buona memoria ricorderà che in quell’anno la guerra dei Balcani, quella terribile guerra combattuta appena al di là dell’Adriatico, non era ancora finita, del resto basta che diate un’occhiata al video per rinfrescarvela.

Perché vi racconto tutto questo, starete pensando, ma santo cielo! per ricordarvi ancora una volta che, fra tutte le arti figurative, le immagini (in questo caso il video) sono il mezzo più potente che abbiamo perché le cose che accadono non vadano perdute o, ancora peggio, che non si possa raccontare una cosa in modo diverso da quello che è veramente successo. Sempre più giornate sono dedicate alla ‘memoria’ e provate a pensare che cosa sarebbero se non ci fossero le immagini a ricordare: ci sarebbe chi dice che è stato così e chi al contrario direbbe cosà!

Questo è quello che penso ed è proprio per questo che ho scelto di fare il fotoreporter. Il video di Lorenzo arriva proprio a proposito, perché in questi giorni ho finito la mia scarpinata per andare a vedere le mostre della Fotografia Europea ed il mio parere non cambia: tanto rumore per nulla, anzi tante, tantissime immagini che infine c’entrano poco con la faccenda della memoria di cui sopra.

Sono stato anche a palazzo Magnani per vedere le due mostre dedicate a Walker Evans, quelle considerate il fiore all’occhiello di tutta la rassegna. Che dire, sono interessanti, ma per quelli che masticano un po’ di storia della fotografia niente di nuovo, soprattutto per via delle tante riproduzioni giganti di pagine di riviste che hanno pubblicato i servizi di Evans, pagine peraltro esposte nelle bacheche.

Per quanto riguarda la sezione a piano terra – Walker Evans Italia – non mi sono chiarito bene le idee, anzi a dire il vero non l’ho proprio capita, soprattutto quando mi ritrovo sotto gli occhi, ben chiusa sotto vetro, una busta con la didascalia che recita: “Busta gialla contenente le fotografie di Walker Evans – Collezione Giovanna Calvenzi, Milano”.

MostraEvansA

 

Contenente? Quindi dentro ci sono ancora le foto? Ed allora perché non metterle in mostra? Boh?! E poi va bene che il fotografo americano è bravo, ma arrivare a mettere in mostra la busta che la Libreria del Congresso, Washington, D.C., ti ha inviato con le stampe dei negativi di Evans, mi sa un po’ di feticismo, tanto più che collegandosi al sito – https://www.loc.gov/photos/?q=walker+evans&st=gallery – e seguendo le istruzioni scritte, si possono avere a casa propria le foto ristampate a cura del servizio di fotoriproduzione con la modica spesa di 50 dollari, busta gialla compresa nel prezzo.

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

Pubblicato in Fotosofia