«Corridoi» che fanno nuova la Casa

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Sei profughi siriani accolti a San Michele della Fossa

Ogni tanto le immagini valgono più delle parole. Oggi, grazie anche alle foto di Tamara Boscaino, per gentile concessione di “Piazza Grande”, ci fermiamo per una rapida sosta vicino alla chiesa di San Michele della Fossa, nel territorio dell’unità pastorale di Bagnolo.
L’edificio che un tempo ospitava la scuola materna parrocchiale, ora è una delle case di accoglienza approntate in diocesi grazie al progetto dei “corridoi umanitari” – con partenza dal campo di Tel Abbas, in Libano, al confine con la Siria – promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Chiesa Valdese e dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. A coordinare l’operazione, nel Reggiano, c’è la Caritas diocesana, in stretta collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII – Operazione Colomba.
I “corridoi” stabiliscono l’ingresso nel nostro Paese – in modo legale e sicuro, evitando i rischi delle traversate via mare – di profughi in condizioni di “vulnerabilità”, come donne sole con bambini, vittime potenziali della tratta di esseri umani, anziani, persone affette da disabilità o serie patologie, e altri individui che l’Unhcr (Nazioni Unite) riconosce come rifugiati.
Tra le 22 persone arrivate in diocesi ormai tre mesi fa ci sono anche gli ospiti della Casa di San Michele: Sabah e Mohamed, 54 e 63 anni, sono i capifamiglia. Insieme a loro hanno trovato questa nuova sistemazione temporanea il figlio Ahmed, 30 anni, e la moglie Maysa, 28, con i nipotini Rayan e Odaye, di 6 e 7 anni.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 28 maggio

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