Ligonchio: speranza e accoglienza in una comunità che cammina unita

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Insieme ai parrocchiani di don Daniele Patti conosciamo un’unità pastorale da 800 anime

Mille metri d’altitudine media e poco più di ottocento anime, seminate tra la valle del Secchia e quella, magnifica, dell’Ozola. Una natura lussureggiante, vestita da boschi di faggio e castagno ricchi di funghi, sfortunatamente servita piuttosto male dalle vie di comunicazione. In mezzo a questo verde mozzafiato e all’abbondanza di acqua, si possono avvistare mufloni e aquile, magari temendo l’incontro ravvicinato con i lupi, diventati numerosi. A Ligonchio Sopra c’è l’oratorio dedicato a san Rocco, col suo portale seicentesco e gli stipiti del secolo precedente.
Lungo le strade dal fondo rugoso, salutano il viandante affascinanti borghi antichi, e aie lastricate, fontane e lavatoi, essiccatoi per le castagne e maestà. Come un invito perenne alla calma e alla contemplazione, per chi sale con il piede un po’ troppo premuto sull’acceleratore.
La Ligonchio 2016 è una frazione del nuovo Comune di Ventasso, la cui amministrazione verrà scelta nelle elezioni del 5 giugno, in cui voteranno anche gli abitanti degli altri tre territori coinvolti nella fusione, cioè Busana, Collagna e Ramiseto.
La gente si divide in tre strati: chi sta qui per tutto l’anno, chi ascende per i fine settimana e chi arriva solo nel tempo delle vacanze estive.
L’economia locale è fatta da alcune aziende edili, da una carpenteria metallica che dà lavoro soprattutto a immigrati, dalla Subeltek di Piolo (impianti elettrici) e da alcuni allevamenti: a Vaglie le chianine di Aldo, a Cinquecerri la stalla messa su da due giovani famiglie.

Importanti i rifugi in quota, il Battisti e la Bargetana, altri a Cinquecerri e Ospitaletto. Nuovo il Rifugio dell’Aquila, a Ligonchio, mentre quello di Pradarena è ancora in attesa di riapertura. A Ospitaletto fino a sei anni fa funzionavano tre skilift, ma ora sono fermi.
Altre strutture ricettive sono gli alberghi, le locande, i bed & breakfast e le case vacanze parrocchiali di Ospitaletto, Piolo e Ligonchio.
Poi c’è la Centrale Idroelettrica: per costruirla, negli anni Venti del secolo scorso, la Edison Volta chiamò a raccolta più di mille persone; a quasi cent’anni di distanza, i dipendenti sono otto: vuoi il passaggio di gestione all’Enel, negli anni Sessanta, vuoi l’impietosa automazione che prima o poi investe tutti i mestieri.
Ligonchio: dieci località, otto parrocchie, che scriviamo in ordine decrescente di popolazione, in base ai dati al 31 dicembre scorso: Ligonchio (243), Cinquecerri (203), Casalino (101), Piolo (60), Montecagno e Vaglie (48), Caprile (30) e Ospitaletto (28). All’appello pastorale mancano solo Giarola e Campo.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 21 maggio

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