“Fedi in gioco”, rassegna cinematografica al Cristallo

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Il Cinema Cristallo, storica Sala del Centro , propone alla Città una nuova importante Rassegna Cinematografica  in collaborazione con il Festival Cinema Today di Trento.

Anche a Reggio Emilia si potranno pertanto visionare nell’ambito di “Fedi in gioco” titolo della Rassegna contemporaneamente allestita in 30 città Italiane, film di assoluta prima visione mai proiettati nelle Sale che hanno come “focus” “vivere la propria fede in un particolare momento storico”.

Ciascuno dei film proposti riguarda una delle più diffuse fedi monoteistiche : Islam , Cristianesimo e Ebraismo e prima di ogni visione  è prevista l’introduzione da parte di  Padre Alberto Casalboni,  del Frati Minori Cappuccini di Ravenna importante studioso di storia delle Religioni e docente di lettere.

Al termine della proiezione per chi volesse fermarsi è possibile un dibattito sotto forma di “cineforum” .

La rassegna organizzata da Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema), con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia, si propone ad un prezzo di assoluto favore di 3 euro.

3-palco-schermo

GIOVEDI’ 19 MAGGIO, proiezione unica, ORE 21:00

MARIE HEURTIN,

di Jean-Pierre Améris, Francia 2014, 95′ (Cristianesimo)

L’isolamento assoluto di un mondo senza suoni e senza immagini. È la prigione della piccola Marie Heurtin, 14 anni, nata sorda e cieca nella Francia di fine Ottocento, dove la sua incapacità di Frontecomunicare è considerata un’insanabile minorazione. Di fronte al parere del medico che la giudica “idiota”, il padre di Marie, modesto artigiano, tenta il tutto per tutto chiedendo soccorso all’Istituto di Larnay vicino Poitiers, opera delle Figlie della Sapienza, dove le suore si prendono cura di ragazze sorde. Vincendo lo scetticismo della madre superiora, la giovane suor Marguerite prende sotto la propria ala quel “piccolo animale” dal destino segnato e decide di dedicarsi con tutta se stessa a liberare Marie dall’oscurità che la avvolge.

Nel suo “Marie Heurtin – Dal buio alla luce”, Jean-Pierre Améris prosegue con sincerità di ispirazione il cammino defilato ma coerente imboccato vent’anni fa, ancora una volta scegliendo di dare voce agli invisibili e ai dimenticati in un cinema di contenuti che trascende la retorica dei buoni sentimenti per restituire la vertigine del dubbio e della grazia che si annida nelle più piccole gioie quotidiane.

Raccontando la storia vera di Marie e della religiosa che contribuì a sviluppare un metodo pionieristico per l’educazione delle persone sordocieche, l’autore raccoglie un’eredità che dal “ragazzo selvaggio” di François Truffaut rimonta al pensiero del filosofo ginevrino Jean-Jacques Rousseau, innestandovi il ritratto attento e partecipe di una situazione di grave disabilità sensoriale. Una sfida vinta soprattutto evitando ogni cedimento patetico nella descrizione della sconvolgente battaglia fisica tra due corpi e due anime che lottano per comunicare.

Sullo schermo prende forma una storia d’amore umile, paziente, sviluppata in punta di dita, attraverso le inquadrature sensibili delle mani che ci invitano all’esperienza sinestetica della ruvidezza di una corteccia o del calore del sole prima di diventare parola e linguaggio.

Fondamentale l’apporto delle due protagoniste, l’attrice sorda Ariana Rivoire, alla sua prima apparizione nei panni di Marie, e l’intensa Isabelle Carré, straordinaria interprete di una forma di maternità spirituale che permette alla ragazzina selvaggia di crescere come donna, con dignità, autonomia, consapevolezza, capacità di fare le proprie scelte.

Come d’abitudine Améris si affida per le musiche alla violoncellista francese Sonia Wieder-Atherton, ma sono i lunghi silenzi a contrassegnare una visione che con semplicità invita lo spettatore a interrogarsi su cosa significhi vivere senza poter vedere, sentire, parlare; un ponte di precomprensione che arricchisce il lungo dialogo tra cinema e diversità.

 

 

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