La lezione di La Pira sul Vietnam e la pace possibile

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Lunedì 16 maggio alle 21, in San Pellegrino a Reggio, il libro di Mario Primicerio

Un avventuroso viaggio ad Hanoi, la promessa strappata ad Ho Chi Minh di una pace che avrebbe evitato un’immane carneficina ed una serie di tensioni mondiali, poi il ritorno, la speranza nelle Nazioni Unite, il tradimento di una soffiata ad un giornale americano che fece saltare tutto, quindi la guerra, quella atroce del Vietnam. Sembrerebbe un’appassionante trama cinematografica ma non lo è, affatto: gli sviluppi di una delle più profonde ferite del ventesimo secolo avrebbero potuto essere ben diversi se il messaggio di pace ottenuto dal sindaco di Firenze Giorgio La Pira in terra vietnamita fosse stato accolto dagli Usa.
Giorgio La Pira partì da Firenze in direzione Viet Nam il 20 ottobre del 1965, con in tasca qualche migliaio di lire, un visto per Varsavia, una valigetta con qualche indumento e la riproduzione di una Madonna di Giotto.
Ad accompagnarlo, un ventiquattrenne Mario Primicerio (poi divenuto sindaco di Firenze negli anni ’90, come La Pira lo era stato nel 1951 e nel 1961). L’8 novembre 1965, l’incontro con Ho Chi Minh, con il quale furono sottoscritti i punti di incontro possibili tra le parti ma qualcuno, nel governo degli Stati Uniti, una volta recepito il messaggio, preferì invece che quella sciagurata catastrofe si protraesse per 8 anni.
L’accordo firmato a Parigi il 2 marzo del 1973 dal segretario di Stato americano Henry Kissinger e dal rappresentante vietnamita Le Duc To conteneva infatti le stesse clausole concordate nel novembre del 1965 da La Pira e Ho Chi Minh. In mezzo, il costo di otto anni di stermini: secondo calcoli americani, il numero dei civili morti o feriti nel Vietnam ammontò ad un milione e 350 mila; considerando anche anni

Leggi il testo completo dell’articolo su La Libertà del 14 maggio

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