Nuovi obiettivi nella raccolta dei rifiuti urbani, quali conseguenze per le attività economiche?

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La Regione Emilia-Romagna ha approvato del Piano regionale di gestione dei rifiuti.

Si tratta di un atto di pianificazione importante che incide sulla complessiva gestione del ciclo dei rifiuti con novità significative rispetto al passato e con ricadute anche sulle imprese.

Sono stati introdotte disposizioni che mirano ad una diminuzione dei rifiuti da conferire in discarica, al progressivo spegnimento degli inceneritori e a un maggiore riciclo di carta, legno, vetro, plastica, con l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 il 73% di raccolta differenziata e il 70% di riciclo.

Uno dei punti fermi del piano è l’introduzione della tariffazione puntuale, sulla quale vorremmo fare alcune precisazioni.

La tariffa puntuale deve essere supportata da un sistema di raccolta dei rifiuti che abbia come caratteristica principale la determinazione della quantità dei rifiuti conferiti, quanto meno di quelli indifferenziati.

L’unico sistema che sia in grado di consentire la misurazione dei rifiuti è il sistema porta a porta.

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Savino Gazza

 

Nella nostra provincia, da tempo, si è scelto di includere nel perimetro dei rifiuti urbani buona parte dei rifiuti solidi non pericolosi prodotti dalle imprese, le quali garantiscono oggi mediamente almeno il 40% del gettito della TARI e buona parte della raccolta differenziata.

In poche parole se nel reggiano abbiamo raggiunto livelli ragguardevoli di raccolta differenziata lo si deve principalmente al sistema delle imprese.

Dalle dichiarazioni dell’assessore regionale Paola Gazzolo parrebbe che questa tariffa puntuale porterà a una reale riduzione dei rifiuti e a importanti risparmi.

Ci auguriamo sinceramente che sia così, ma perché la tariffa si trasformi davvero in un incentivo ad adottare comportamenti virtuosi è fondamentale che sia il più possibile parametrata alle quantità di rifiuti prodotti.

Risulta fondamentale poi che non vengano adottati sistemi apparentemente incentivanti, ma che nei fatti danno beneficio solo alle casse dei Comuni, come l’individuare quote fisse immotivatamente alte o soglie minime presuntive di rifiuti prodotti che non avrebbero altra finalità se non quella di assicurare entrate certe all’ente e svilirebbero l’attuazione del principio comunitario “chi inquina paga”.

Non sarebbe inoltre giustificato l’imposizione alle sole imprese di metodi di conferimento complessi e di difficile gestione come la determinazione di una soglia massima di rifiuti e/o il contingentamento dei contenitori e dei numero dei ritiri, che non farebbero altro che penalizzare un settore trainante per l’economia provinciale.

 Savino Gazza

Vicepresidente Unindustria Reggio Emilia

con delega all’Ambiente e Energia

Pubblicato in Articoli, Associazioni