Vocazione al sacerdozio? Bella musica

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Ripubblichiamo da La Libertà del 16 maggio 2015 la storia di vocazione di Andrea Volta che domenica sarà ordinato sacerdote dal Vescovo in Cattedrale.

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Andrea Volta

Conosciamo i due nuovi ordinandi diaconi incamminati verso il sacerdozio, a partire dal più giovane. Andrea Volta, figlio di Gabriele e Stefania Melli, è nato il 19 marzo 1990 e proviene da Reggiolo, parrocchia di Santa Maria Assunta.
Ha tre sorelle minori – Alice, Valeria e Laura – e una grande passione per la musica. Dall’età di nove anni suona la tromba e s’inserisce nella Scuola di musica comunale del suo paese, la banda di Reggiolo, circa una cinquantina di elementi, molti dei quali giovani e innovativi quanto al repertorio della filarmonica. “Una bella realtà, tanto che il mio futuro lo vedevo lì”, confida Andrea.
Il ragazzo si iscrive al liceo scientifico Passerini di Guastalla e inizia a pensare per la prima volta al sacerdozio quando è in quarta superiore. “Fino ad allora avevo sempre frequentato la parrocchia con una certa continuità. Quello che mi mancava era un incontro personale”.
Ebbene, capita in quarta superiore che don Giuseppe Iotti, vice del parroco don Gino Bolognesi, chiede ad Andrea di partecipare come animatore ad un’esperienza di servizio, il campeggio estivo di un gruppo dei ragazzi delle medie in Val di Susa.
“Ero un po’ titubante – racconta il seminarista – perché in quel periodo pensavo solo alla musica…
Grazie anche all’aiuto di un amico, che mi ha spronato a vivere questo campeggio con lui, ho deciso di lanciarmi. Ed è stato in quella settimana che ho visto quanto può essere bella una vita che il Signore ti promette. La bellezza del luogo, il rapporto educativo con i ragazzi più giovani e la condivisione dell’esperienza con gli amici mi hanno fatto sentire particolarmente amato dal Signore, per cui una volta tornato a casa il mio desiderio era che tutta la mia vita potesse essere così: donarsi per Dio e per la Chiesa”.
Ma davanti c’era tutta la quinta superiore, per cui Andrea si prende l’anno della maturità scolastica come tempo di discernimento, per verificare la vocazione, rispolverare la vita di preghiera e buttarsi maggiormente nelle relazioni, cominciando dall’oratorio parrocchiale.
“Durante quell’anno, casualmente o meglio provvidenzialmente, è avvenuto anche il riconoscimento della Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio e sono stato invitato a partecipare alle prime promesse, momenti di gioia e di festa per l’associazione. Ho incontrato uomini felici di essere sacerdoti e di vivere il loro ministero nell’amicizia e quella bellezza percepita mi è rimasta dentro”, ricorda.

Così, una volta diplomato nell’estate del 2009, eccolo iniziare già quell’anno il cammino da seminarista come aspirante della Familiaris Consortio nella casa di formazione di Borzano, dove trascorre l’anno propedeutico e i successivi 24 mesi. A settembre 2012 l’ingresso nel Seminario di Reggio Emilia, con i weekend di servizio pastorale nella parrocchia di Albinea, poi, dal 2013, nell’unità pastorale di Casalgrande e Salvaterra, con il parroco don Simone Franceschini, dove Andrea opera tuttora, impegnandosi soprattutto nella guida dei gruppi del dopo Cresima.
Ma nell’anno che lo ha preparato all’ordinazione diaconale, il venticinquenne ha aggiunto un’importante attività caritativa: tutti i sabati Andrea, insieme ad un altro seminarista, Andrea Lazzaretti, visita gli ospiti della Casa famiglia Mattioli-Garavini, a Casalgrande Alto, in particolare nella sezione “Querce di Mamre” in cui sono ricoverate 18 persone sotto i 75 anni con disabilità gravi come sclerosi multipla o Sla.
“Guardando indietro e ripensando agli anni prima del Seminario, sono certo che già attraverso la musica il Signore mi stesse dicendo qualcosa: stava come svegliando la mia interiorità e tenendo deste alcune domande che avevo dentro”, afferma Volta.

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Andrea Volta, Giancarlo Minotta e Andrea Lazzaretti riceveranno l’ordinazione sabato 14 maggio in Cattedrale

 

Quanto alla vocazione presbiterale, conclude, “vedo come filo rosso il tema della comunione, cioè il fatto che il Signore ci invita a rispondere alla sua chiamata insieme. Ho sperimentato in modo particolare questa comunione nel servizio ai giovani e nell’amicizia in quella settimana di campeggio estivo, l’ho ritrovata nella Comunità Sacerdotale e in tutte le tutte le esperienze che sono di Chiesa, la vedo anche nel servizio in parrocchia o agli ammalati che svolgo oggi: se un malato, ma lo stesso vale per un giovane o un genitore, viene abbandonato, la solitudine porta infine alla morte, mentre ogni forma di vicinanza è sempre un’esperienza di vita.
Questa è la comunione che desidero continuare a vivere e che vedo fondamentale sia per me che per le persone che andrò a incontrare come diacono”.

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana