Un mediano nel campo della missione

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Ripubblichiamo da La Libertà del 16 maggio 2015 la storia di vocazione di Giancarlo Minotta che domenica sarà ordinato sacerdote dal Vescovo in Cattedrale.

La storia vocazionale di Giancarlo Minotta, nato a Formia (Latina) il 14 gennaio 1981, è scandita da più di un ricordo indelebile, “come se fosse ora”. Il primo risale a quando era piccolo e dopo un faticoso pellegrinaggio a piedi al santuario della Madonna della Civita, a Itri, si addormentò sulle gambe di sua madre sotto lo sguardo di Maria.
Giancarlo è il terzogenito di Ignazio (deceduto nel 2006) e di Bettina Riccardi, dopo Angelo e Maria Celeste. Nel 1987 la sua famiglia, per motivi legati al lavoro del padre, si trasferisce a Rolo e qui il bambino frequenta l’Acr. Quando Giancarlo fa la terza media, i genitori si separano. Lui studia ragioneria diplomandosi all’Istituto Einaudi di Correggio con il massimo dei voti, ma senza una grande passione, e in estate svolge lavori umili, dalle pulizie alla fabbrica. Poi si iscrive ad Economia Aziendale: mentre studia lavora come apprendista impiegato. Con la laurea triennale, nel 2005, arriva il salto di qualità, preparato dagli anni di gavetta: per quattro anni sarà il responsabile dell’Ufficio Economato in Confartigianato.
In tutto questo, per quanto cresciuto in una famiglia cristiana dalla quale ha ricevuto molto, Giancarlo non era mai stato sfiorato dal pensiero di diventare sacerdote: “Andavo in chiesa per abitudine – confessa, anzi – e percepivo la religione solo come serie di imposizioni morali, per cui alle superiori l’ho mollata”.
I suoi sogni erano altri: “Avere una famiglia numerosa e diventare un calciatore professionista, un mediano”.

L’amore per il pallone è innato: Giancarlo gioca nelle leve professionistiche del Carpi, a 16 anni è in “Eccellenza” con il Rolo e a 18, nel Reggiolo, è pronto al debutto nel campionato nazionale dilettanti.

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Giancarlo Minotta

“Il calcio – racconta – è stato determinante nella mia crescita umana. Anche se con il Rolo mi sono rotto un piede, e due anni dopo, in un’amichevole Reggiolo-Reggiana, un ginocchio. Questa è stata la mia fortuna”. Dice proprio così, “fortuna”. Perché grazie a quell’infortunio, e a un intervento andato pure storto, ha conosciuto Chiara Brunetti, di Rio Saliceto, una fisioterapista che ai suoi occhi in ricerca brillò per due pregi: lo trattava come una persona, non come un arto da sistemare, e lavorava contenta. “Nel tempo mi sono reso conto che tramite lei Gesù mi si era fatto prossimo, e ho scoperto che il cristianesimo è l’incontro con una Persona che mi ama infinitamente”.
Seduta dopo seduta, ne nasce uno scambio di battute ironiche, con un fondo provocatorio: lei gli spiega che il venerdì sera va a Messa e poi all’incontro in parrocchia e lui le ride in faccia. Un’altra volta lei confida che il suo moroso le ha chiesto di sposarlo; “Ma è matto?”, chiede Giancarlo, e Chiara in risposta lo sfida a convincere il fidanzato a ripensarci.
Nel giugno 2000 finisce la fisioterapia. Tre mesi dopo Chiara si rifà viva e invita Giancarlo a dar seguito alla scommessa. Ecco un secondo ricordo marchiato a fuoco: un sabato sera, in quel settembre 2000, lui arriva alla Cà Rossa di Bagnolo, dove un intero piano è occupato da un centinaio di giovani di Rio Saliceto, con in mezzo il parroco, don Romano Vescovi. Fra loro c’è anche Daniele Gelosini, il fidanzato di Chiara, oggi suo marito e pluripapà, che nel periodo successivo continua a telefonargli solo per chiedergli come sta.
La gratuità inizia a far breccia nel cuore di Giancarlo (“Capivo che c’era qualcuno che mi voleva bene”), che grazie alla coppia di amici conosce il Movimento per la Vita, il gruppo parrocchiale di Rio Saliceto, la Fraternità di Cl (a cui si iscriverà nel 2006) e… una ragazza di Cento di Ferrara con cui si fidanza nel 2003. Grazia di nome e di fatto: “Una persona che ha segnato in positivo la mia vita e continua a farlo anche ora con suo marito”, dice il futuro diacono. Nel 2006 la loro storia finisce, inizia un triennio da “single”, con un travaglio interiore acuito da una batteria di segnali dolorosi: quattro persone a cui Giancarlo è legato s’ammalano nell’arco d’un mese e lui si chiede: “Se domani capitasse a me, potrei dire di essermi goduto la mia vita fino in fondo?”. “La risposta? Sì, ma manca qualcosa”.

Alcuni sacerdoti, nel frattempo, lo avevano affascinato: don Ubaldo Orlandelli della Fraternità San Carlo, missionario in Siberia dal 1990; poi il compianto zio Amleto, padre Daniele nei Passionisti, missionario da una vita in Brasile, conosciuto fin lì solo tramite i ricordi della madre; e il già citato don Romano, che quando Giancarlo gli confessa di intuire la chiamata al sacerdozio lo indirizza a Bologna, da don Carlo Grillini, prete diocesano assistente ecclesiale di Cl e grande padre nella fede, per avviare un cammino di verifica all’insegna della massima discrezione. È il giugno 2008 quando i due si parlano, con l’impegno di rivedersi a settembre. In agosto, intanto, Giancarlo incontra per la prima volta lo zio missionario, che ignaro della ricerca del nipote – altra memoria vivida – lo accoglie dicendo: “Sappi che dare la vita a Cristo vale veramente la pena”.
Quarto ricordo: al primo ritiro spirituale di discernimento, a Minotta tremano le gambe: lo conforta, aprendo una finestra, vedere un’immagine della Madonna di Lourdes e pensare: “Anche a Maria saranno tremate le gambe quando l’angelo se n’è andato, ma se quel sì di Maria ha prodotto quello che ha prodotto, posso anch’io dire di sì, perché c’è qualcun Altro che è fedele; il mio sì, che è fragile, può essere abbracciato perché Lui sarà con me sino alla fine”.
Anche la decisione di entrare in Seminario reca un momento preciso: è il 1° gennaio 2009 alle 15.30, dopo la telefonata con un’amica in cui “ho capito che nella verginità potevo amare e possedere di più e non di meno”. L’annuncio arriverà a fine maggio, in agosto il distacco da Confartigianato e in settembre l’avvio del cammino da seminarista, con esperienze pastorali tra Coviolo, Sassuolo (Consolata) e i gruppi vocazionali: ieri i Samuel, attualmente “il Pozzo di Giacobbe”.

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Giancarlo Minotta e Andrea Volta prossimi all’ordinazione in Cattedrale sabato 14 maggio

 

“Oggi mi rendo conto – è il bilancio di Giancarlo – che i sogni che avevo ieri non sono stati traditi, anzi, sono stati moltiplicati all’ennesima potenza! La famiglia numerosa? Già in questi anni di Seminario, nelle comunità in cui sono stato invitato ho scoperto un numero incredibile di fratelli, sorelle, padri e madri. Il mediano? Nel calcio ora sarei a fine carriera. Invece su questa strada mi trovo ora ad entrare più pienamente in campo, sempre al centro del gioco della vita”. E fa il paragone con l’esempio del beato Rolando Rivi, che voleva fare il missionario; in apparenza il suo sogno è stato stroncato, ma tramite il martirio per amore di Cristo il Padre lo ha reso uno strumento di evangelizzazione ancora più potente.

Edoardo Tincani

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana