Il Fondo Silvio D’Arzo / Macchioni Jodi donato alla biblioteca Panizzi

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Con il fondo ‘Silvio D’Arzo-Macchioni Jodi’, donato al Comune di Reggio Emilia, il vasto patrimonio di documentazione della Biblioteca Panizzi si arricchisce di un nuovo prezioso archivio, dedicato allo scrittore reggiano Silvio D’Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni, protagonista indiscusso della letteratura italiana del Novecento.

Il fondo è stato donato da un’erede ed ex allieva di Enrichetta Testa, quest’ultima moglie di Rodolfo Macchioni Jodi (1918-1992), studioso di letteratura del Novecento, amico e primo valorizzatore dello scrittore reggiano. In considerazione del vincolo umano e intellettuale intercorso tra Silvio D’Arzo e Macchioni Jodi, per volontà dei donatori la ‘Sala Reggio’ della Biblioteca Panizzi, dedicata alla storia locale, è stata intitolata ik 28 aprile 2016, con l’apposizione di una targa, allo stesso professor Macchioni Jodi.

SILVIO D’ARZO E LA BIBLIOTECA PANIZZI – L’acquisizione del fondo ‘D’Arzo/Macchioni Jodi’ è la tappa più recente di un rapporto intenso e di lunga data che unisce la Biblioteca Panizzi a Silvio D’Arzo, e costituisce il coronamento di un percorso che per molti anni ha impegnato la stessa istituzione nel valorizzare la produzione darziana. Già nel 1958, infatti, nell’ingresso della Panizzi venne apposta una targa commemorativa dedicata a D’Arzo e successivamente, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, sulla rivista della Biblioteca Contributi, furono pubblicati due inediti giovanili (L’uomo che camminava per le strade e Un ragazzo d’altri tempi), unitamente al corposo carteggio tra D’Arzo e Enrico Vallecchi, cui si affiancò la promozione dei convegni di studi darziani del 1982 e del 2002 (dai quali scaturirono due importanti volumi). Oltre che nell’attività di valorizzazione dell’opera letteraria dell’autore reggiano, la Biblioteca si è impegnata ad acquisire, in fasi successive, una notevole quantità di eterogenea documentazione rimasta per lungo tempo dispersa presso vari soggetti. Grazie a diversi materiali contenuti nel ‘Fondo Degani’ e a vari lasciti, la Panizzi è divenuta, nel corso del tempo, depositaria di un cospicuo corpus documentale dello scrittore. Con l’acquisizione del nuovo Fondo ‘Macchioni/Jodi’ può dirsi pressoché completata l’operazione di ricomposizione del patrimonio di Silvio D’Arzo, rendendo la Biblioteca Panizzi punto di riferimento ineludibile per chiunque intenda avvicinarsi all’autore o approfondire lo studio delle sue opere.

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RODOLFO MACCHIONI JODI E SILVIO D’ARZO – Macchioni Jodi (1918-1992), originario di Reggio Emilia, già vicedirettore della Biblioteca Panizzi, è stato per molti anni docente di Letteratura italiana all’Università di Perugia. Iniziatore degli studi su Silvio D’Arzo e fedele custode della sua memoria, è stato allievo nell’Ateneo di Bologna di Roberto Longhi e Carlo Calcaterra, orientando successivamente la lezione dei suoi maestri verso un’attività critica rivolta soprattutto alla letteratura moderna e contemporanea. Il prevalente interesse per il Novecento, unito a una personale frequentazione di D’Arzo, lo spinsero a farsi curatore, presso l’editore Vallecchi, nel 1960, dell’edizione di Nostro lunedì. Racconti poesie saggi. La pubblicazione, uscita a pochi anni di distanza dalla morte dello scrittore, coniugava la perizia del filologo con il sentimento di amicizia, offrendo ai lettori un panorama completo sulla migliore produzione darziana. Il volume è rimasto a lungo il punto di riferimento essenziale per chiunque volesse accostarsi all’opera dell’autore.

IL FONDO ‘SILVIO D’ARZO-MACCHIONI JODI’ — Il lascito ‘Silvio D’Arzo/Macchioni Jodi’ si compone di sei buste archivistiche che raccolgono materiali cartacei in gran parte manoscritti o dattiloscritti, appunti, bozze, articoli di giornali e documentazione preparatoria di testi a stampa. Il fondo, sprovvisto di una struttura archivistica riconoscibile, rivela la presenza di una stratificazione di operazioni compiute sull’ordinamento delle carte, con l’intervento più incisivo attuato dallo stesso Macchioni Jodi allo scopo di pubblicare il testo di Nostro lunedì, e una conseguente impronta organizzativa tendente a un accorpamento di documenti per fini editoriali.

Nel lascito sono presenti manoscritti originali dell’unico romanzo pubblicato in vita dallo scrittore reggiano, All’insegna del buon Corsiero (edito da Vallecchi nel 1942) e del suo capolavoro, Casa d’altri (uscito postumo e con differenti versioni) sulla cui complessa elaborazione si sono esercitati vari studiosi. Tra i materiali spicca anche la stesura della prefazione dell’ambizioso progetto narrativo rimasto incompiuto, Nostro lunedì, che doveva raccogliere nuove ispirazioni tematiche riconducibili alla società italiana dell’immediato dopoguerra. Sono poi presenti scritti preparatori di altri racconti, compresi quelli della produzione dedicata all’infanzia (Penny Wirton e sua madre, Il pinguino senza frac, Tobby in prigione), usciti postumi diversi anni dopo la morte. Si segnala anche la presenza della documentazione relativa all’attività saggistica e critica, incentrata principalmente sulla letteratura anglosassone e sfociata nella collaborazione con prestigiose riviste letterarie (Il Contemporaneo, Il Ponte).

In seguito a una complessiva valutazione delle condizioni del fondo, la Biblioteca ha programmato, in via preliminare, un intervento di riordino e inventariazione in grado di fornire una mappatura dettagliata dei nuclei documentali che consentirà, in futuro, di dare nuovo impulso all’indagine filologica e all’analisi critica della produzione darziana.

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SILVIO D’ARZO — Silvio D’Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni, nasce a Reggio Emilia nel 1920 da Rosalinda Comparoni, originaria di Cerreto Alpi, e da padre ignoto. Formatosi nelle scuole della città natale frequentando gli studi ginnasiali e quindi il liceo ‘Spallanzani’, dopo aver conseguito la maturità classica, come privatista a soli sedici anni, si laurea nel 1941 in Lettere all’Università di Bologna, con una tesi in glottologia sul dialetto reggiano. Completato il ciclo di studi si dedica all’insegnamento e, allo stesso tempo, inizia l’apprendistato letterario, pubblicando su alcune riviste i suoi primi racconti, firmati con lo pseudonimo Silvio D’Arzo. A partire dal 1941 D’Arzo avvia un fitto scambio epistolare con l’editore Vallecchi, presso il quale pubblica il romanzo All’insegna del buon Corsiero. Chiamato agli obblighi militari nel 1942, dopo una temporanea permanenza a Canzo di Como, viene assegnato alla scuola allievi ufficiali di Avellino e, all’indomani dell’8 settembre 1943, è coinvolto negli eventi bellici: catturato dai tedeschi e avviato su una tradotta per la Germania riesce fortunosamente a sfuggire alla deportazione per tornare a Reggio Emilia. Dopo la Liberazione riprende l’insegnamento, dapprima al liceo Spallanzani, poi all’istituto Secchi, dedicandosi a un’intensa attività editoriale e alla collaborazione con diverse riviste. Colpito da una grave forma di leucemia, muore nel 1952, all’età di soli 32 anni. Nonostante questa prematura scomparsa, la  produzione di opere risulta ampia ed eterogenea, composta, tra l’altro, da raffinati saggi critici (raccolti in seguito sotto il titolo di Contea inglese), dai quali emerge una conoscenza profonda della letteratura angloamericana, e da una serie di composizioni in versi. Tuttavia è nella narrativa che la sua fertile vena creativa si esprime appieno, nei testi per ragazzi Penny Wirton e sua madre, Il pinguino senza frac e Tobby in prigione, nei racconti brevi, tra i quali spiccano Due vecchi e Alla giornata, infine nei romanzi più noti: All’insegna del Buon Corsiero, L’osteria e, soprattutto, Casa d’altri, definito da Montale “un racconto perfetto”.

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