Misericordia e aborto

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L’esempio del «Progetto Maternità» di Correggio

L’aborto continua ad essere una realtà grave nella nostra diocesi, una presenza di fronte alla quale molti di noi chiudono occhi, orecchi, mente e, spesso, il cuore. Con una certa pomposità i media hanno annunciato che “Nel 2014 si registrano per la prima volta meno di 100mila interventi, nel dettaglio 97.535, con un decremento del 5,1% rispetto all’anno precedente e un più che dimezzamento rispetto ai 234.801 aborti registrati nel 1982”. Nella nostra provincia sono nati 5.347 bambini nel 2012 (saldo negativo -33); 5.112 nel 2013 (-176), 4.791 nel 2014 (-382). Gli aborti praticati (IVG) sono stati 1.205 nel 2012, 1.125 nel 2013, 1.087 nel 2014. Nel 2014, 66 aborti (6,1%) sono stati praticati in donne con età inferiore a 19 anni, 593 (56,1%) nella fascia di età 20-34 anni, 498 (37%) nella fascia di età 35-49 anni.
L’interpretazione dei dati deve tener conto dei rapidi cambiamenti che la disponibilità di “pillole del giorno dopo” o “dei 5 giorni dopo”, disponibili come farmaco da banco (senza ricetta) a partire dai 16 anni, sta introducendo nei costumi sessuali della nostra società. Non è facile districarsi nella mole dei dati per chi non è medico-ginecologo.
Cito solamente alcune note recentemente pubblicate da un esperto del settore, che certamente sono almeno inquietanti. “Si registra per la prima volta una reale diminuzione degli aborti volontari (- 4.432), associata però ad una più significativa diminuzione del numero dei nati vivi (- 23.978), che di fatto determina per la prima volta dal 1999 un aumento del rapporto di abortività (204‰ nati vivi) ed una notevole diminuzione del tasso di fecondità (37,48‰). Si registra invece un incremento del tasso di abortività nelle classi di età 25-34 anni ed un incremento numerico e del tasso di abortività nelle donne di età compresa tra i 40-49 anni”.
Per quanto riguarda l’aborto volontario fra le ragazze di età inferiore ai 20 anni, il dato anomalo del tasso di abortività registrato in Italia anche nel 2013 (6,1‰) – più basso rispetto a quello registrato nello stesso anno in Inghilterra e Galles (17,7‰) ed in Norvegia (10,1‰), ma più alto di quello della Germania (4,1‰) che nell’anno 2012 faceva registrare un tasso del 7,9‰ – conferma che in questo gruppo di donne in Italia ed in Germania l’aborto volontario non è diminuito, ma ha già cambiato volto e tempo: è più precoce e non viene ufficialmente registrato perché ottenuto con l’ausilio delle pillole del/i giorno/i dopo!
Basta sommare gli aborti prodotti (34.020) dalle circa 180.000 confezioni di pillole del giorno dopo vendute in Italia nel 2011 a ragazze con meno di 20 anni (A. Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano – conferenza su sesso sicuro promossa dalla SIGO , Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) per raggiungere e forse superare le altre nazioni (26‰). La vera causa dell’apparente diminuzione degli aborti volontari è la precocità dell’intervento.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Ivano Argentini su La Libertà del 30 aprile

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