I ragazzi e Francesco: una bella festa di fede

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Il Giubileo celebrato a Roma il 23-24-25 aprile è stato un tripudio di gioia, colori ed entusiasmo ma anche un’occasione per ritrovarsi assieme a tanti altri a condividere riflessioni importanti

Pubblichiamo un racconto dei momenti salienti del Giubileo dei Ragazzi a cura del Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile. Sul numero scorso de La Libertà abbiamo dato conto dell’imponente partecipazione dalla nostra Diocesi. Si veda anche l’editoriale di questa edizione.

L’arrivo in piazza in mezzo a un interminabile cordone di giovani, l’attesa in una piazza gremita, anche via della Conciliazione che si riempie con i pellegrini giunti per ultimi. E il messaggio del Papa dedicato a loro: ai “Ragazzi 3.0” dello spettacolo all’Olimpico, quelli pieni di sogni e di ambizioni, desiderosi di essere il centro del cambiamento della società che li circonda. San Pietro si affolla sin dalle prime ore del mattino, per prendere i posti migliori, quelli più vicini a lui, papa Francesco, che i giovani preadolescenti in questa giornata li ha voluti fermamente e che a loro parla, con un messaggio chiaro e attuale, e che fa riferimento alle immagini che chi ascolta sa comprendere. Nell’omelia, Francesco parla ai tantissimi giovani “nell’età di affezionarsi e di ricevere affetto” dell’ amore, quello vero, che rispetta l’altro come persona, comprendendone e accettandone le particolarità.
La libertà è il vero segno di amore sano perché incondizionato, ed è quello che più ci rende simili al Padre. Il Papa ammicca ai giovani, con un discorso pieno di esempi concreti e di un linguaggio pratico. Il rilancio è quindi al non lasciarsi “vivacchiare”, che significherebbe esistere a metà: occorre scalzare le paure che sciupano ogni tentativo di successo, perché bloccano di fronte alle difficoltà, all’apparenza insormontabili, ma che certamente non devono rappresentare un motivo per lasciarsi destabilizzare. Essere giovani in grado di cambiare attraverso la propria vita quella degli altri inizia proprio dal non smettere di credere nei propri ideali, nel non lasciarsi sconfortare per le imprese che la quotidianità predispone per ciascuno di loro. Dal palco le parole del Papa risuonano forte nelle orecchie e nel cuore dei pellegrini.

Leggi tutto l’articolo su La Libertà del 30 aprile

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