Il misterioso «compagno di viaggio»

Stampa articolo Stampa articolo

Analogie tra la fiaba di Andersen e la storia di Tobia nella Bibbia

Il compagno di viaggio
“Il compagno di viaggio” è una delle più belle e celebri fiabe di Hans Christian Andersen. Vi si racconta la storia di un bravo ragazzo in giro per il mondo a cui si affianca un misterioso compagno che lo aiuterà, grazie a doni magici, a conquistare una principessa stregata.
Secondo Alda Manghi e Marcella Rinaldi, le traduttrici che hanno firmato un’ottima introduzione (v. H. C. Andersen, Fiabe, Einaudi 1954), il “compagno di viaggio” fu composto da Andersen nel 1836 ispirandosi a un “racconto popolare danese”. Io penso, invece, che Andersen abbia tratto ispirazione per il suo racconto dalla storia di Tobia del Vecchio Testamento: anzi che, nella struttura generale e spesso nelle varie sequenze, si sia trattato di una vera e propria imitazione o “variazione sul tema”. Procederò dunque al confronto dei due testi, dividendoli in sequenze. Ecco, per incominciare, “Il compagno di viaggio”:
1. Ci viene presentato Giovanni, un buon ragazzo (anche religioso) che, dopo la morte del padre, vuol vedere il mondo. Si mette in viaggio e compie buone azioni, fra le quali dare tutti i suoi soldi per difendere un povero morto che due criminali vogliono buttar fuori dalla bara.
2. Gli si affianca il compagno di viaggio che è provvisto di un unguento col quale guarisce la gamba rotta di una vecchia (in cambio di tre verghe) e una marionetta rotta (in cambio di una spada); poi con l’unguento rende animate altre sei marionette e con la spada taglia le ali a un cigno morto. (Si tratta, come è evidente, di un “compagno fatato” e di “doni magici”.)
3. Compare la principessa, che chiede ai pretendenti di indovinare quello che lei pensa, e, se non ci riescono, li fa impiccare o decapitare. La principessa è bellissima (come si addice alle principesse, soprattutto delle fiabe); Giovanni se ne innamora e vuol tentare la sorte, anche se è sconsigliato dal vecchio re, padre della ragazza. Il giardino della principessa è un “giardino dei morti” dove oscillano al vento i cadaveri dei cavalieri uccisi.
4. La principessa è schiava di un vecchio troll (mago, stregone). La notte prima di sottoporre Giovanni alla prova, vola per l’aria, va a trovare il troll che la consiglia (le dice, cioè, a che cosa deve pensare). Il compagno di viaggio indossa le ali del cigno, segue la principessa, la bastona con le verghe, sente ciò che dice il troll e lo riferisce a Giovanni. Dopo la terza prova, uccide il troll e porta la testa a Giovanni.
5. Immergendola tre volte nell’acqua di una vasca con tre piume dell’ala del cigno e alcune gocce, Giovanni libera la principessa. “Era ancora più bella di prima e lo ringraziò, con i suoi splendidi occhi pieni di lagrime, per averla liberata dall’incantesimo”.
6. Il compagno di viaggio si rivela: lui è il povero morto che Giovanni aveva difeso dai due.

Continua a leggere il saggio di Antonio Petrucci su La Libertà del 23 aprile

Clicca e abbonati al nostro giornale

Tobia1

Pubblicato in Articoli, Slide, Società & Cultura Taggato con: , , ,