Accoglienza invernale: concluso il periodo 2015-2016

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Dal 1° dicembre al 31 marzo ospitate 200 persone

Anche quest’anno, il quattordicesimo dal quel “famoso” inverno del 2002, è terminato il progetto di Accoglienza Invernale proposto alle comunità parrocchiali della nostra diocesi.
Animare, formare, ascoltare, accogliere, entrare in relazione, esserci, stare accanto nella gratuità aprendo la propria porta e il proprio cuore, testimoniare… sono state le parole chiave per 19 parrocchie (unità pastorale Madonna della Neve con il dormitorio di Gavasseto e la canonica di Marmirolo, San Pellegrino, Rubiera, San Pio X, Salvaterra, Montecchio, Codemondo, Santa Croce, Spirito Santo, Cavriago, Rivalta, Villa Sesso, Maria Ausiliatrice a Correggio, San Maurizio, Santo Stefano, San Paolo, Coviolo, Santa Maria di Novellara) che hanno continuato a dire sì all’accoglienza, insieme ad alcune famiglie, oltre alla continua collaborazione con le Case della Carità, a diversi spazi in appartamenti e a due strutture diocesane (dormitorio Caritas “Don Guglielmi” e quello dell’ex Ifoa).
Tutte realtà dove tanti volontari (oltre a quelli delle diverse comunità parrocchiali aperte durante l’inverno, significative le esperienze delle unità pastorali Giovanni Paolo II, Tondo – Mancasale – Villa Sesso e San Prospero Strinati nel dormitorio diocesano di via Agosti, e di Rahahim volontari della Misericordia e unità pastorale Sacro Cuore nell’altro a Baragalla) insieme a parroci e diaconi si sono sperimentati in gesti quotidiani di carità.
148 i posti letto complessivamente allestiti per 200 persone accolte nel periodo dal 1° dicembre al 31 marzo. Prevalentemente uomini soli (le nazionalità maggiormente rappresentate Tunisia, Marocco, Ghana, Nigeria, con l’aumento degli italiani) con diverse accoglienze di donne in difficoltà e nuclei familiari a seguito di sfratti esecutivi. Diminuiscono sempre di più le situazioni di persone non regolari presenti sul nostro territorio, si innalza l’età media (più rappresentata quella dai 45 ai 54 e dai 55 ai 65 anni), con la presenza di una ventina di minori anche in nuclei mono genitoriali. Tra gli aspetti più rilevanti si può cogliere che la totalità delle persone accolte risulta essere disoccupata o nell’impossibilità di svolgere attività lavorativa.

Leggi tutto l’articolo di Valerio Corghi della Caritas diocesana su La Libertà del 23 aprile

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