Insieme al beato Rolando attorno al trono dell’Agnello

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L’anniversario della morte del beato Rolando Rivi è stato celebrato solennemente dal vescovo Massimo Camisasca lo scorso 16 aprile alla Pieve di San Valentino. Il giovane seminarista martire fu ucciso infatti il 13 aprile del 1945 alle Piane di Monchio, nel vicino Appennino modenese, da un gruppo di partigiani comunisti, che lo avevano catturato tre giorni prima mentre stava studiando in un boschetto nei pressi della sua casa sulle colline vicino al paese. Pochi giorni dopo sarebbe arrivata, con il 25 aprile, la liberazione.
In questa stagione – quando il verde intenso dei prati si colora del giallo dei ranuncoli e i neri rami dell’albero di Giuda si accendono di un rosa quasi violento – sono salito spesso alla Pieve romanica da quando Rolando è stato proclamato beato, in uno dei primi atti del pontificato di papa Francesco, sempre con le stesse domande. Sarebbe bastato chiudersi in casa per pochi giorni, come facevano un po’ tutti in quei momenti tremendi? E c’era forse l’obbligo per i seminaristi, tornati a casa dopo la chiusura del seminario di Marola, di mettersi sempre la lunga veste nera con il colletto bianco? Sarebbe bastato a Rolando rinnegare la propria fede davanti agli spietati carnefici per aver salva la vita? Non lo aveva fatto forse anche qualcun altro!?

Continua a leggere tutto l’articolo di Giuseppe Maria Codazzi su La Libertà del 23 aprile

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