«Carlo», partigiano in tonaca

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Don Domenico Orlandini nei ricordi personali di monsignor Costi

Il 3 aprile, presso la Cappella di Ca’ Marastoni, a Toano, è stata tenuta una commemorazione ufficiale della battaglia tra la Brigata delle Fiamme Verdi, guidata da “don Carlo” (Domenico) Orlandini, e le truppe nazifasciste. Nello scontro morirono sei partigiani della stessa Brigata. Nell’occasione sono stati presentati vari interventi di commemorazione alla presenza della senatrice Leana Pignedoli, dell’onorevole Danilo Morini e di vari sindaci dei Comuni interessati.
Proponiamo di seguito un ricordo personale – a firma di monsignor Giovanni Costi – di “don Carlo”, parroco a Talada negli anni in cui frequentava il Seminario, nonché padrino della prima santa Messa solenne dell’autore dell’articolo.donDomenico-Carlo-Orlandini
Ringraziamo Giuseppe Giovanelli per la collaborazione nella ricerca delle fotografie d’archivio.

Premessa
Due particolari caratteristiche contrassegnano, a mio avviso, la figura eccezionale di don Carlo Orlandini:
– la sua forte umanità;
– la sua straordinaria capacità di rapide decisioni.
Umanità e decisione costituiscono in don Carlo un vero denominatore continuato di scelte e di interventi.
La sua stessa fisionomia e il suo volto apparivano come un primo aggancio relazionale di apertura e di dialogo per che lo incontrava.
L’acutezza del suo sguardo e l’abbozzo abituale di un sorriso fornivano una specie di primo incontro.
Don Carlo non teneva le distanze e non incuteva alcun senso bloccante di rispetto. La sua personalità era aperta e gioviale, capace di adeguarsi prontamente a tutte le situazioni.
Vedo ora di tratteggiare, a partire dalla mia esperienza diretta e dai miei ricordi, le caratteristiche di umanità e di decisione in don Carlo.
Umanità: ritengo di poter affermare che l’umanità di don Carlo sia in derivazione dalla sua lunga esperienza familiare di miseria e ristrettezze, soprattutto negli anni della sua fanciullezza e prima adolescenza, nel periodo di permanenza della sua famiglia nella città di La Spezia.
Ho ancora nitido il ricordo di quanto mi riferiva in merito.
La madre di don Carlo, Desolina, era costretta ad andare con i suoi figli, ancora fanciulli, a mendicare nelle vie della città di La Spezia, chiedendo soltanto qualche tozzo di pane avanzato, per confezionare, almeno una volta al giorno, una preziosa zuppa di sostentamento per tutti.

Continua a leggere il testo integrale del saggio di Giovanni Costi su La Libertà del 16 aprile

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