Grazie, Signore, per i miei settant’anni di sacerdozio

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I ricordi di monsignor Pietro Iotti, ordinato presbitero il 29 giugno 1946

Ma sì, accetto di raccontare come il Signore buono e misericordioso ha guidato la vita di un ragazzo di campagna attraverso i tanti sacerdoti incontrati nel suo lungo cammino.
Signore, ti ringrazio ancora e voglio ricordarne con tanto affetto alcuni rimasti nella mia memoria. Comincio dal santo curato di Bagno, la mia parrocchia dove sono nato 93 anni fa, don Giacomo Grazioli, che mi ha voluto a nove anni aspirante capo di Azione Cattolica. Potevo giocare al pallone sul sagrato della chiesa d’estate con i seminaristi in vacanza, soprattutto i fratelli Angelo e Antonio Messori, sempre con la veste da prete che m’affascinava. Furono i primi modelli sempre allegri, ma anche devoti in chiesa guidando il catechismo, la santa Messa, le adunanze. Mi colpirono subito. La mia aspirazione veniva incoraggiata alla sua maniera anche da una simpatica vecchietta che abitava vicino a casa mia, in dialetto: bravo Pietro fai bene ad andare nei preti perché il “dominus vobiscum” non è mai morto di fame.

In collegio a San Rocco
A 11 anni con Avio Spattini, anche lui di Bagno, facemmo il nostro ingresso su di un carretto trainato da un asinello (con il nostro guardaroba: un lavabo, un baule e pochi indumenti) nel collegio cittadino di San Rocco, accolti dal direttore don Dino Torreggiani (foto 1), e che direttore!
Tre anni del ginnasio di molto impegno nello studio e nella preghiera, ma quanta gioia spirituale. A scuola si imparava, ma con il canonico Cavandoli, insegnante di geografia, si rideva molto. Spattini, interrogato: dov’è Budapest? “è là” indicando col braccio la grande carta geografica. “E’ là, tò la graneda” (la scopa stava dietro la lavagna) e Spattini la indicò non con il manico. Il professore: “Ma Spattinorum, tum quac meza Europa” (mi copri mezza Europa).
San Rocco era un piccolo collegio preseminario, ma don Dino aveva creato anche un oratorio per i ragazzi della città, uno studentato per i ragazzi poveri, un ritrovo per i militari, un ricovero per gli anziani. Che prete don Dino, stile don Bosco. Noi dicevamo che don Torreggiani “donboscheggia”.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Pietro Iotti su La Libertà del 16 aprile

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