Tra favola e realtà

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Prosegue la favola che sta vivendo la squadra inglese del Leicester. Sicuramente non tra le favorite, tanto meno attrezzata per vincere un campionato, la squadra allenata dall’italiano Claudio Ranieri sta svettando in Premier League tenendo a distanza club ben più quotati come Manchester City, Arsenal o Tottenham. Quella del Leicester sembrerebbe proprio una vera favola: calciatori semi sconosciuti, un club dal bilancio non ultramilionario, un gioco all’italiana eppure una squadra concreta che meritatamente è prima nella massima serie inglese. Si potrebbe tranquillamente affermare che per una volta la magia del calcio riesce ancora ad avere il sopravvento su ingaggi milionari, calciatori-star e su tutto ciò che gravita attorno alle squadre più blasonate.

Ma dietro a questo successo non c’è solo il talento del bomber Vardy, la bravura del mister romano e di tutti i giocatori, la fortuna che sorride…  soprattutto c’è la forza di una squadra che lotta su ogni pallone, che crede in questo sogno da realizzare. Mi verrebbe da dire che il segreto sta nell’umiltà di questi giocatori nel mettersi a disposizione gli uni degli altri.

Ma che cosa è l’umiltà? Questa domanda l’ho fatta l’altro giorno ai miei Giovanissimi prima dell’allenamento. I ragazzi hanno dato risposte diverse e tutti giustamente mi hanno detto che nessuno deve avere la superbia di sentirsi il più forte o di avere l’atteggiamento di chi crede di avere solo diritti perché è più bravo degli altri. Vero!

Ma non è nemmeno doversi annullare o doversi sentire a tutti i costi l’ultimo per non dispiacere a qualcuno. Credo sia giusto aver consapevolezza delle proprie qualità e delle proprie virtù. Essere umili, nel calcio come nella vita, vuol dire mettersi a disposizione degli altri: che siano compagni di squadra, che siano amici, che sia la famiglia.

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Il rendersi disponibile fa la differenza: per una squadra, per un team di lavoro, tra due fratelli o anche in una coppia. Aiutare un compagno che si trova in difficoltà per la stanchezza, incoraggiarne un altro perché sbaglia, far tirare un rigore al bomber a secco da tanto, rinunciare a un pizzico dl proprio ego per chi si trova di fianco a noi… piccoli gesti che cementano un gruppo, che gettano le basi di un progetto chiamato campionato. O di uno ancora più grande chiamato vita.

Ai ragazzi ho aggiunto anche di mettere a disposizione degli altri le loro qualità: solo così si crea affiatamento tra di loro. Il poter contare uno sull’altro crea quell’amalgama chiamata fiducia. Mi fanno sorridere quei ragazzi che giocano in Juniores o negli Allievi  e che fanno presenza in prima squadra. Una volta ritornati nelle  loro categorie, coi loro coetanei sembrano “giocatori”navigati e che non sanno più mettersi a disposizione del mister e dei compagni di sempre. Ma giocare a calcio è altro: è mettere al servizio degli altri l’esperienza maturata con la prima squadra. È prendere per mano i propri compagni mettendo a frutto quei cinque minuti nel calcio “dei grandi”. Certo fa piacere una convocazione con gli adulti. Giocare coi più bravi e coi più grandi arricchisce. Ma se non si condivide questa ricchezza con i propri compagni di squadra non si va da nessuna parte.

Quanti ragazzi oggi peccano di presunzione perché troppo abituati ad avere sempre tutto e subito. E se si è arguti osservatori si può vedere come anche fuori dal rettangolo verde l’individualismo sembra prendere il sopravvento sull’umiltà di mettersi a disposizione di chi può sempre arricchirci in qualche modo.

Qualcuno una volta mi diceva che le favole non esistono.

Io, invece, credo che esistano solo se siamo in grado di saperle scrivere, di avere il coraggio di credere in noi stessi e in chi ci sta di fianco, un po’ come il Leicester di mister Ranieri.

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