Contemplando l’amore di Dio

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Omelia nell’Azione liturgica in passione Domini
Reggio Emilia – Basilica di san Prospero, 25 marzo 2016

Cari fratelli e sorelle,

mentre la vita del mondo, delle nostre città e dei nostri paesi sembra, alla superficie, continuare come sempre, in realtà un grande silenzio occupa in questa giornata il cuore della terra e anche il cuore della Chiesa e delle nostre comunità. Solo il silenzio infatti è conveniente di fronte ad un avvenimento così misterioso e sconvolgente come quello a cui stiamo assistendo. Un silenzio necessario per cercare di cogliere almeno alcuni tratti di tale evento e, soprattutto, il peso e il significato che esso ha per noi, per la nostra vita presente e futura.

Due grandi testi, uno del profeta Isaia, l’altro tratto dalla Lettera agli Ebrei, ci hanno introdotto alla testimonianza che l’evangelista san Giovanni ha dato della passione e morte di Gesù. Egli l’ha vista: Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero perché anche voi crediate(Gv 19,35).

Il profeta Isaia ci ha parlato di un uomo misterioso in quello che è chiamato il quarto carme del Servo del Signore. Soltanto alla luce degli avvenimenti della vita di Gesù, che sono qui misteriosamente preannunciati, possiamo cogliere alcuni tratti di questa profezia. Da una parte ci appare un uomo sfigurato, che non ha bellezza nè splendore, perché è stato respinto dagli uomini ed è diventato l’uomo dei dolori, che conosce la sofferenza. Eppure egli ha un’interiore grandezza. Infatti proprio lui, che è stato respinto fuori dall’umanità, si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori. Il quadro, così fosco, si tinge allora di luce:attraverso le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53,5). Egli, proprio perché offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, radunerà il suo gregge e infine sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.

Emerge, nelle parole del profeta, un quadro di sofferenza luminosa, che soltanto un amore infinito può spiegare. Quell’amore di cui parla la lettera agli Ebrei presentandoci Cristo, il Figlio di Dio, come sommo sacerdote che, proprio per ciò che patì, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.DSC_1040

Questo amore sovrano per tutti gli uomini e per ciascuno di noi è la regalità che mette davanti ai nostri occhi il Vangelo di Giovanni. Gesù è presentato come re. Questa sarà la sentenza della sua condanna. Ma non è un re alla maniera degli altri sovrani della terra, alla maniera di Cesare, che viene preferito a lui dai giudei e il cui nome farà decidere Pilato a lasciare andare Gesù verso la sua crocefissione. Gesù regna prendendo su di sè tutto il nostro rifiuto e la nostra disobbedienza, caricandosi lui delle nostre colpe e in questo modo cancellandole e riaprendo per tutta l’umanità la strada della riconciliazione con Dio, che da allora in poi non verrà più chiusa nè abbandonata.

Il venerdì santo è allora per tutti noi un giorno di semplice e profonda contemplazione dell’amore di Dio che vuole continuamente radunare il suo popolo facendolo partecipe della vita di suo Figlio. Nuova ed eterna alleanza è chiamato, durante la Messa,il frutto della passione di Cristo. Accostiamoci in questa Pasqua ai sacramenti della nuova alleanza, in particolare alla confessione e all’Eucarestia. In quest’anno della misericordia sperimentiamo,attraverso questi sacramenti, il perdono di Dio che, assieme alla contrizione per le nostre colpe, ci dona la gioia di essere interamente rinnovati, ci dona la certezza di fare parte del suo popolo santo e l’esperienza della risurrezione, anche quando la nostra vita è toccata dal male e dal dramma.

Preghiamo ora per tutta la Chiesa, anzi, per tutti gli uomini del mondo, perché siano raggiunti dalla sete di Gesù, dall’acqua e dal sangue usciti dal suo costato, dal perdono sperimentato da Pietro dopo il suo tradimento, dalla figliolanza che Gesù ha promesso sulla croce a tutti gli uomini sotto lo sguardo di Maria.

 

Amen.

+ Massimo Camisasca

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