Contemplando il volto di Gesù

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Omelia nella santa Messa crismale
Cattedrale di Reggio Emilia, 24 marzo 2016

Carissimi fratelli nel presbiterato e nel diaconato,

oggi viviamo assieme un giorno particolare. Vorrei che questa mattina fosse per tutti noi un tempo di vera letizia e perciò anche di vero riposo, cioè di rigenerazione dalle nostre fatiche, di riscoperta delle parole del salmo: quanto è buono e soave che i fratelli vivano insieme (Sal 132,1).  Vorrei che fosse per noi un riaccadere di ciò che leggiamo nel vangelo quando Gesù chiamò gli apostoli nel mezzo delle fatiche della missione dicendo loro: venite in disparte con me a riposare un poco (cfr. Mc 6,31).

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Il vero riposo, infatti, consiste nel guardare il volto del Signore, rivelazione della luce del Padre, irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza (Eb 1,3). Quella luce che oggi contempliamo anche nell’Eucarestia e nei nostri fratelli, a cui sono destinati gli oli che benediremo.

Cristo, Eucarestia e Chiesa sono tre realtà che non possiamo mai disgiungere perché unite da un’unica carità, quella del Padre che ha voluto mandare il Figlio fatto uomo in mezzo a noi, quella di Gesù che ha voluto restare con l’Eucarestia pane di vita in mezzo al suo popolo, quella dello Spirito che è l’anima della Chiesa, Corpo di Gesù.

Il primo riposo è dunque guardare Gesù. Vorrei che il mio e vostro sguardo si posasse su di Lui all’inizio di ogni giornata, nel silenzio della nostra camera, nella preghiera contemplativa, nelle lodi recitate da soli o con i fratelli, nella meditazione della Scrittura e dei padri dello spirito. Lo stesso sguardo che, se nutrito di Lui nella preghiera, continuerà a vedere Gesù nelle incombenze della giornata: nelle persone che dobbiamo ricevere, soprattutto in quelle che ci chiedono un consiglio, un aiuto, che ci aprono il loro cuore mettendo a nudo le loro ferite e le loro attese. Non stanchiamoci di loro, ma chiediamo al Signore la grazia e la forza di aiutarle a credere e a sperare.          Noi presbiteri, poi, guardiamo Gesù nelle persone che vengono al confessionale. A partire da questo anno della Misericordia curiamo che nelle nostre Chiese non manchi mai durante la settimana un tempo in cui le persone possano avere accesso al sacramento della penitenza. Prepariamoci anche noi ad essere ministri della misericordia, mostriamoci verso chi viene nel confessionale veri pastori che sanno portare il perdono di Gesù senza banalizzare il peccato delle persone.

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Contempliamo il volto di Gesù nella celebrazione eucaristica. Oggi riviviamo il momento in cui Gesù ha istituito questo sacramento della sua perenne presenza in mezzo a noi. Quanto più celebriamo la santa Messa, tanto più rimaniamo meravigliati di un simile mistero che soltanto Dio poteva immaginare per noi. Esso non è una devozione, è veramente la realtà della passione, morte e risurrezione di Cristo, contemporanea ad ogni momento della storia. Spetta a noi innamorarcene e trasmetterla ai nostri fedeli.

Contempliamo il volto di Gesù nella Parola di Dio, che è il grande racconto della storia della salvezza trasmesso a noi dallo Spirito di Dio. Attraverso l’opera misteriosa di tanti autori e stili diversi, convergenti in un unico scopo, illumina i nostri passi durante la giornata. Come ha detto Gesù nel vangelo, essa si compie davanti ai nostri occhi. Ma possiamo vedere questo suo attuarsi soltanto se l’abbiamo lasciata scendere dentro di noi come pioggia fecondatrice che si sedimenta e fa germogliare la terra.

Guardando il volto di Cristo comprendiamo anche la realtà più profonda del nostro sacerdozio. Egli ci ama, ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue e ci ha scelti, consacrandoci con l’unzione, affinché il suo popolo  potesse trovare sempre l’alimentazione della Parola di Dio e dell’Eucarestia. Per questo può essere detto di ciascuno di noi, naturalmente in modo analogico ma vero, ciò che è detto di Gesù: sono stato consacrato con l’unzione e mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore (cfr. Lc 4,18-19). La prima frase del profesta Isaia – mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio – raccoglie e riassume tutto il significato del nostro ministero: portare agli uomini l’annuncio che Gesù è presente, che Gesù è venuto a liberarci dal male, a donarci la possibilità di vedere le cose che non passano e che danno al cuore la speranza anche dentro il dramma e la fatica. È venuto Colui che rimette in libertà gli oppressi, che ci libera dagli idoli e ci mostra quali sono i veri legami che conducono alla vita.

Condurre gli uomini a Gesù e Gesù agli uomini. Non c’è un compito più bello di questo: essere ministri della misericordia, dell’azione instancabile con cui Dio si curva su ogni uomo e ogni donna per rinnovare il patto nuziale dell’unzione, per portarli dentro il suo popolo, perché risplenda la luce della salvezza per tutti gli uomini del mondo.

Amen.

+ Massimo Camisasca

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