Accolta la moratoria sui debiti degli allevamenti

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Una importante ed apprezzata risposta alle nostre sollecitazioni per dare immediatamente una boccata di ossigeno alle aziende agricole che da troppo tempo sono costrette a lavorare con prezzi di vendita al di sotto dei costi di produzione correndo il reale rischio di chiusura. È quanto affermano i vertici della Coldiretti di Reggio Emilia, Vito Amendolara e Assuero Zampini, nel commentare positivamente l’annuncio di una moratoria sui debiti fatto dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina in occasione della firma con Abi dell’intesa per sostegno finanziario agli allevamenti da latte, ma prevista anche per gli altri settori dell’agroalimentare.

allevamenti

«L’agricoltura reggiana – commentano i vertici della Coldiretti di Reggio Emilia, Vito Amendolara e Assuero Zampini – conta oltre 1.500 allevamenti bovini e suini, vocati alle produzioni Dop più apprezzate nel modo, Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma. Questi allevamenti da anni ormai lavorano al di sotto dei costi di produzione nonostante la qualità del loro prodotto».

Se con il venir meno degli accordi sul latte il settore rischia ora di essere in balia delle inique offerte dell’industria, la situazione dei prezzi in campagna – sottolineano dalla Coldiretti reggiana – sta assumendo toni drammatici. Per gli allevamenti le quotazioni per i maiali nazionali destinati ai circuiti Dop sono scese al di sotto della linea di 1,20 centesimi al chilo che non coprono neanche i costi della razione alimentare cosi come i bovini da carne che sono pagati su valori che si riscontravano 20 anni fa.

«È importante che la moratoria sia accompagnata dall’impegno sul piano comunitario per ottenere subito l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta per i derivati da carne e latte come ha chiesto ora anche la Francia», hanno concluso Amendolara e Assuero Zampini nel sottolineare la necessità di «impedire che salumi e formaggi ottenuti con carne e latte stranieri siano spacciati per italiani con grave danno per i consumatori e gli allevatori».

Secondo uno studio della Coldiretti 2 prosciutti su 3 venduti come italiani, sono provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta, come pure la metà delle mozzarelle.

«L’indicazione di origine in etichetta di tutti i formaggi e delle caratteristiche specifiche dei sottoprodotti darebbe finalmente una garanzia ai consumatori e scongiurerebbe – concludono Amendolara e Zampini – casi come il recente ricovero pediatrico per escherichia coli nel fiorentino, collegata forse all’uso di formaggio rumeno. Non è un caso – conclude la Coldiretti – che l’89% dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole (secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015.

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