La Misericordia come abito per gli sposi

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Gli spunti offerti da don Mioni agli esercizi spirituali delle famiglie

Sono state principalmente due le “immagini” al centro della riflessione che don Matteo Mioni ha proposto alle famiglie che hanno partecipato agli esercizi spirituali – “Misericordia io voglio e non sacrifico” (Mt. 9,13), il titolo – promossi dall’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare a Marola, lo scorso 5 e 6 marzo.
La prima ha tratteggiato, tramite la Parola, la figura di un “Dio sarto”, che persino nel momento in cui caccia Adamo ed Eva dall’Eden non dimentica di fare “all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e vesti” (Genesi 3, 21). E questa “attitudine sartoriale” si conferma in tutta la narrazione biblica, fino alle “vesti di salvezza” di cui Giovanni parla nell’Apocalisse.
La Misericordia, dunque, è un atteggiamento naturale di Dio nei confronti delle sue creature – già prima del “fattaccio”, Dio si esprime in questo modo: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” (Genesi 2, 18), tanto per chiarire che la sua Misericordia non è necessariamente la conseguenza di un peccato – ed è il mezzo con cui Dio riveste la vita degli uomini.
Per quanto riguarda la vita di coppia, l’affettività è dunque il modo in cui ognuno accarezza il proprio vestito più bello e prezioso, l’altro o l’altra, che rappresenta l’abito di Misericordia con cui Dio trae l’uomo e la donna dalla solitudine per avviarli, insieme, a un cammino di comunione.

Continua a leggere l’articolo di Marco Truzzi e Annamaria Zini su La Libertà del 19 marzo

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