La Montagna alla Porta Santa

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Domenica 13 marzo il Vescovo ha distribuito 115 «scrigni della Misericordia»

Superavano il migliaio i partecipanti all’ultimo dei pellegrinaggi giubilari alla Porta Santa della misericordia, quello della Montagna, che ha coinvolto i Vicariati 9 (Bismantova), 10 (Cervarezza) e 11 (Villa Minozzo-Toano).

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I tre Vicariati della Montagna coprono insieme l’area geografica più estesa della diocesi: precisamente il 34%, poco più di un terzo (dei tre Vicariati non fa parte un Comune come Baiso, per cui la montagna sarebbe almeno il 40% della nostra lunga e vasta Diocesi!). I tre Vicariati sono suddivisi in 97 parrocchie: anche qui un terzo (quasi) della Diocesi, come numero. Ma gli abitanti, come possiamo immaginare, hanno invece percentuali molto piccole: raggiungono solo il 4% della popolazione diocesana, 21mila su quasi 570mila.
Possiamo dunque intuire anche le tante difficoltà del “vivere in montagna”: spopolamento, parrocchie con anziani e pochi giovani, pochi bambini, le grandi distanze per le scuole, per raggiungere i luoghi di lavoro; le distanze dal… centro della Diocesi; la necessità di fare unità pastorali con addirittura 8 parrocchie e un solo parroco residente (ad esempio Fontanaluccia, Ligonchio, Ramiseto), con grandi distanze tra le chiese parrocchiali, per cui non è facile radunare i fedeli (per lo più anziani soli o senza auto) in un solo luogo per la Messa domenicale, e dunque comunità ed Eucaristie con piccoli numeri, frammentate; corse dei sacerdoti per raggiungere l’una e l’altra chiesa tra il sabato e la domenica…
“Vivere in montagna si può?” è stato il titolo del Convegno ecclesiale celebrato più di dieci anni fa, uno tra i primi in Italia (e seguito come esempio da altre Diocesi) e ha aperto dei cammini, delle prospettive che ancora stanno portando frutto. In questa situazione socio-religiosa, diventa più difficile in particolare suscitare delle vocazioni. Da queste terre, un tempo fertili di vocazioni sacerdotali, religiose, missionarie, con la vitalità di un Seminario pieno di ragazzi della montagna come quello di Marola (che peraltro ha formato intere generazioni di laici, non solo preti), gli ultimi tre sacerdoti diocesani – due originari del centro più abitato (Castelnovo ne’ Monti) e uno di Ligonchio – hanno fatto il loro ingresso in Seminario oltre vent’anni fa.

Leggi tutto l’articolo di Daniele Casini su La Libertà del 19 marzo

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