Un reggiano ad Osaka, punta di una nazionale davvero speciale

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Si è giocato a Febbraio ad Osaka (Giappone) il primo Mondiale di calcio a 5 per persone con problemi di salute mentale, organizzato, fra gli altri, dal Comitato Olimpico e Paraolimpico di Tokio 2020.

La Nazionale Italiana che ci ha rappresentati è composta da 12 ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia, ciascuno con una storia di sofferenza psichica, che hanno trovato nello sport un modo per uscire dall’isolamento e dalla solitudine portati dalla patologia psichiatrica.

In Italia il promotore di tale progetto è il Dott. Santo Rullo, psichiatra e presidente dell’Associazione Italiana di Psichiatria Sociale, che da anni lavora per dimostrare i vantaggi dello sport per il benessere mentale, destando l’interesse dei colleghi Giapponesi (oggi, dalle loro parti, le squadre sono più di 600) spingendoli ad organizzare un vero e proprio Mondiale.

Così, a Roma, hanno organizzato delle selezioni aperte ai pazienti provenienti dai dipartimenti di salute mentale di tutta Italia, ed è stata selezionata la rosa di 12 calciatori, che ha avuto come allenatore Enrico Zanchini, ex calciatore di serie A di calcio a 5, e come preparatore atletico Vincenzo Cantatore, ex campione di pugilato.

In questa Nazionale c’è anche un ragazzo reggiano, Enrico Manzini, che a calcio gioca da quando era bambino e che al calcio deve molto, perché proprio questo sport lo ha spinto alla socializzazione in un momento dove farlo era diventato particolarmente difficile.

Osaka_Enrico

Enrico Manzini

 

Enrico gioca da alcuni anni nei “Falketti” squadra di calcio del Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia che vede impegnati da più di vent’anni ragazzi e operatori in allenamenti settimanali e nella partecipazione a tornei regionali e nazionali con squadre di altri dipartimenti, grazie anche alla collaborazione con la UISP e il Centro di Medicina Sportiva che annualmente certifica l’idoneità all’attività agonistica.

Tutto ciò è reso possibile dalla passione e dall’impegno di alcuni operatori e volontari che credono nel potere dello sport per ritrovare valori come lealtà, solidarietà e convivenza, spingendo i ragazzi a non emarginarsi dal contesto sociale .

Lo sa bene Enrico, che è grato a Carmelo, per averlo spronato a tornare a giocare anni fa, avvicinandolo ai Falketti, e a Lorenzo, che si è dato molto da fare per permettergli di partecipare a questo Mondiale.

Ma ad Enrico va riconosciuto il merito di aver accettato con umiltà ogni consiglio, di aver saputo giocare con generosità sebbene fosse evidente la sua bravura, adeguandosi senza mai lamentarsi.

Per lui il campo è un “luogo sicuro” dove vincere le paure, giocando si rilassa e scarica le tensioni, non pensa ad altro e i problemi stanno fuori, si concentra solo sulle difficoltà che può incontrare per dare il meglio che può per sé e per la squadra.

In Nazionale gioca da punta che significa velocità di movimento, capacità di protezione e smistamento della palla e ottimo fondamentale di tiro. Gli allenamenti sono stati parecchio duri, Cantatore è esigente, il livello è alto e si fa sul serio ma la competizione gli piace e si gioca per vincere.

I Giapponesi si sono rivelati forti e particolarmente abili nel calcio a 5 che è più veloce di quello tradizionale, ma i nostri ragazzi ci hanno regalato uno strameritato bronzo, battendo il Perù 4-3, e soprattutto hanno vinto nella vita!

Questa avventura Mondiale verrà raccontata da Volfango De Biasi (regista di film come Natale col boss, Come tu mi vuoi) e Francesco Trento (autore di Venti sigarette, sull’attentato di Nassiriya), in un docufilm dal titolo Crazy for football, prodotto da Sky Dancers.

Il progetto si è autofinanziato con una raccolta fondi tramite l’associazione StradeOnlus.

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura