Leader al servizio degli altri

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Apparentemente sembra soltanto un segno di riconoscimento eppure in quella fascia ove campeggia una grossa “C” c’è molto di più. Rigorosamente legata al braccio sinistro, il braccio vicino al cuore, quindi vicino ai sentimenti, la fascia di capitano è un ambizioso riconoscimento nel gioco del calcio: non può non venire in mente gente come Maldini, Del Piero, Totti, Zanetti, non solo grandi giocatori ma soprattutto grandi uomini, amati e rispettati trasversalmente da ogni tifoseria in giro per gli stadi di tutto il mondo.

Ma chi è il capitano? Per una squadra di calcio il capitano è di solito il giocatore più carismatico, quello dalla forte personalità. Non deve essere per forza quello più bravo, tanto meno quello che grida o parla di più: di solito a questa figura basta agire coi fatti per dare l’esempio ed essere ascoltato. È il trait d’union tra il gruppo di giocatori e l’allenatore.

Talvolta però, capita che questa fascia abbia un peso eccessivo: troppe responsabilità, troppe aspettative. Quanta fatica essere leader di un gruppo in un periodo in cui essere uguali a tutti è il modo più semplice per potersi ritagliare il proprio spazio.

Pochi ragazzi hanno il coraggio di smarcarsi dagli altri agendo con il proprio istinto, con la forza delle proprie idee: basti pensare come a scuola fare il minimo indispensabile sembra sempre sufficiente. O come apparire come il più “menefreghista” sia il modo più facile per essere accettato dai compagni o dal gruppo. Del resto nel periodo in cui è l’apparire che conta e non l’essere, provare a diversificarsi dalla massa è difficile. Quanti ragazzi vengono emarginati perché considerati secchioni o più semplicemente “sfigati” perché non seguono il branco.

Direi cose molto normali per chi conosce e ha a che fare con gli adolescenti.

capitano

La fascia è come la maglia: rappresenta una squadra, una filosofia di intendere il gioco del calcio. Ma mentre la maglia la indossano tutti i giocatori, solo il capitano ha la fascia: sono le sue qualità morali a conferirgli questo onore.

Generosità, sacrificio e ascolto lo rendono l’esempio che tutti dovrebbero seguire. La fascia che il mister assegna a un giocatore diventa quindi una prova di maturità da superare. Essere il primo che si mette al servizio dei compagni, l’ultimo a lasciare il campo di allenamento sono quei pre-requisiti per diventare un ottimo capitano. Ma soprattutto bisogna avere carisma: di riprendere un compagno quando sbaglia, di calmarne un altro durante un alterco, di essere il primo a correre ad abbracciare il bomber di giornata.

Qualità che molti ragazzi hanno dentro anche se ancora non le hanno scoperte. Sta a chi è a bordo campo spronare ed incitare questi ragazzi a scoprire chi sono, cercando di non lasciarli soli nella loro pigrizia, ma stimolandoli ad avere sempre voglia di migliorarsi.

Per diventare uomini fuori dal campo, anche indossare una fascia da capitano può aiutare.

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