La Polaroid e la luce di una candela

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Per questa puntata una risposta e due consigli. Innanzitutto la prima, dovuta all’amico M. O. che mi interroga sulle commistioni polaroid-digitale: fu il geniale inventore americano Edwin Land (1909-1991) che nel 1948 mise in commercio la prima Polaroid a sviluppo immediato, un clic e dopo qualche minuto tenevi in mano la fotografia già sviluppata. Se eri capace o no lo diceva quello che tenevi in mano, insomma niente fotoritocco o postproduzione. La cosa era talmente affascinate che tanti grandi fotografi e non solo, alzi la mano chi non l’ha provata, si sono cimentati con questa avveniristica invenzione, ricordiamoci che parte nel 1948. Polaroid cessa la produzione delle pellicole nel 2008, alcuni anni fa un gruppo di appassionati hanno dato vita a ‘The impossible project’ che oggi ne ripropone le pellicole e gli apparecchi, ho provato le pellicole: niente a che vedere con le vecchie.

E veniamo ai consigli il primo è quello di passare una mezza giornata a Modena per visitare la mostra: “Nino Migliori – Lumen. Leoni e metope del Duomo di Modena” allestita a partire dal 5 marzo dalla Galleria civica nella sede di Palazzo Santa Margherita, sulla rete trovate tutto, che propone 64 fotografie inedite del fotografo bolognese.

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Nino Migliori con in mano una Polaroid

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Nino Migliori – Gli antipodi, dalla serie Lumen

Ve la segnalo perché la cosa interessante del lavoro è l’idea: quella di fotografare sculture romaniche utilizzando come unica fonte luminosa la luce di una candela, poca, ma evidentemente quella che basta per rendere la pietra scolpita e corrosa dal tempo straordinariamente viva. Dopo la visita, perché no, fate una scappata fino al Duomo per mettervi davanti a una di quelle sculture e pensare a come l’avreste fotografata voi, spero che scopriate quanto sia interessante lavorare prima con il cervello e poi con il dito indice.

Il secondo è per invitarvi ad andare a Palazzo della Ragione di fianco ad un altro Duomo, quello di Milano, per andare a vedere i lavori di Herb Ritts in mostra fino al 20 giugno. Il fotografo (Los Angeles, 1952-2002), nasce nella città californiana da una facoltosa famiglia di origine ebraica e la sua passione per la fotografia la sfoga fin da giovane, chissà come mai, fra le celebrità del cinema, tant’è che durante un giro a San Bernardino con l’amico Richard Gere, un’oretta di macchina da Los Angeles, una gomma dell’auto scoppia e si devono fermare in una stazione di servizio per cambiarla. Herb scatta delle fotografie all’amico Richard, tutto muscoli e con la sigaretta in bocca, ovviamente a sinistra e di traverso fra le labbra, che verranno utilizzate per la réclame per film ‘American Gigolò’. Chissà se questo aneddoto è vero o è stato costruito ad arte dopo, ma sta di fatto che la carriera di Herb Ritts decolla come un missile fra le celebrità della penisola americana, spaziando fra ritratti, moda, mito del corpo ecc. ecc.

Per adesso tutto qui.

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Herb Ritts – Richard Gere

Herb-Ritts---Fashion

Herb Ritts – Fashion

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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