Storia dell’idea di suffragio universale

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Evoluzioni di un diritto chiaro sulla carta ma spesso disatteso

La nostra Costituzione garantisce il diritto di voto a “tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico” (articolo 48).
Bisogna riconoscere, però, che a volte esercitare questo diritto/dovere risulta faticoso. Il sospetto che le leggi elettorali, i partiti e i “professionisti della politica” lo abbiano privato di senso contribuisce a questo crescente e pericoloso disamore. Vogliamo perciò ripercorrere, sia pure nei limiti concessi dal nostro spazio, la storia dell’idea di suffragio universale e ricordare tutte le lotte, le sofferenze e perfino il sangue che essa è costata all’umanità. È una storia che incomincia più di due secoli fa.

Rousseau e il «Contratto sociale»
Non è facile dire quando nasce una grande idea; anche perché le “grandi idee” vengono prodotte dagli individui sotto la spinta di esigenze collettive e di una generale “maturazione culturale”. È il caso dell’idea del suffragio universale. Essa nasce dall’idea dell’uguaglianza degli uomini e del diritto di tutti di esercitare la sovranità. Non c’è dubbio, perciò, che le sue radici vadano cercate nell’illuminismo e, in particolare, nel Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau. Rousseau (1712-1778) infatti supera le posizioni di tutti gli altri pensatori (ad esempio del costituzionalismo aristocratico di Montesquieu), perché vede nel popolo il sovrano e nel governo uno strumento dello Stato sovrano.
“I depositari del potere esecutivo non sono i padroni del popolo ma i suoi funzionari: il popolo può istituirli e destituirli quando crede: per essi non può essere questione di trattare col popolo, ma di obbidire.” Rousseau predilige la democrazia diretta che considera la sola forma perfetta di democrazia giacché completamente identifica popolo e sovranità. Tuttavia egli si rende conto della difficoltà di realizzare forme di democrazia diretta e prende in esame anche la democrazia rappresentativa – a condizione che la sua base sia ampia fino a comprendere, almeno tendenzialmente, tutti i cittadini. Pur nell’ambito dell’illuminismo, l’opera rousseauiana segna il passaggio a una fase rivoluzionaria. Solo dopo il 1789, infatti, dispiegherà tutta la sua forza.

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