Sfide digitali: c’eravamo davvero tanto odiati?

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Gli acerrimi nemici Google e Apple solidali l’uno con l’altra? Possibile, se si tratta di difendere gli enormi interessi dell’industria digitale dalle intrusioni della politica e della magistratura.

È capitato recentemente, con la comune presa di posizione di Tim Cook, CEO della Mela di Cupertino, e di Sundar Pichai, amministratore delegato di Big G, contro la richiesta da parte di un giudice federale statunitense di consentire agli investigatori dell’FBI di forzare l’iPhone dell’autore della strage di San Bernardino in California dello scorso dicembre per cercare indizi utili all’indagine.

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A stretto giro di tweet e post si sono allineati anche gli colossi del settore Facebook e Twitter, in nome della sacra inviolabilità dei dati degli utenti, il nuovo petrolio su cui si fonda il successo dell’industria tech e di una cospicua fetta degli equilibri economici mondiali. Solo Bill Gates, fondatore della Microsoft, si è schierato con i Federali, sostenendo che la richiesta di aiuto tecnologico dell’FBI ad Apple “non è diversa da quella rivolta a una società telefonica o a una banca”.

Un altro fronte su cui combattono più o meno compatte le Grandi Sorelle della rete è quello delle digital tax, le imposte reclamate dai governi di mezza Europa. La storia è nota: Google & c. sono accusati di realizzare profitti corposi in Italia e in altri paesi della UE per i quali non pagano le tasse dovute, avendo le proprie sedi legali in nazioni caratterizzate da regimi fiscali privilegiati.

Con siffatti interessi in gioco è normale che i protagonisti della scena tendano al consociativismo, come avviene in ogni settore, pur continuando a fronteggiarsi aspramente sul mercato.

La contesa per conquistare gli utenti, i loro dati e i loro acquisti digitali, è senza tregua: Google e il suo sistema operativo Android contro l’iOS di Apple, gli smartphone della Mela contro quelli della coreana Samsung, i programmi per pc della Microsoft contro quelli sviluppati a Cupertino, i software gestionali di Adobe contro quelli di Bill Gates, etc.

E ancora la grande battaglia per la multimiliardaria torta della pubblicità online, che vede in prima linea anche Facebook e gli altri social network, senza dimenticare ovviamente l’esponenziale crescita dell’e-commerce guidata da Amazon e dai cinesi di Alibaba (già, ci sarebbero da considerare anche tutti gli altri agguerriti player orientali…).

Sfide al calor bianco a suon di innovazioni software e hardware, ma anche e soprattutto a colpi di marketing. È una vecchia storia che si protrae fin dagli albori dell’era digitale. In un celebre spot del 1984 ideato e trasmesso in occasione del Superbowl, l’allora giovane e scanzonata Apple lanciava il suo computer Macintosh incitando alla rivoluzione contro il pc IBM, allora leader incontrastato del mercato e raffigurato come il cupo e opprimente Grande Fratello di orwelliana memoria (eravamo, appunto, nel 1984). Quanta acqua è passata sotto i ponti da allora…

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.iori@laliberta.info

 

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