I diritti già riconosciuti alle unioni di fatto

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Diritti sconosciuti e strategie di riconoscimento. Una seria proposta: un «Testo Unico delle normative in atto» 

È necessario premettere che siamo tutti chiamati ad una presa di coscienza della grande necessità di conoscenza e di formazione, una presa di coscienza che faccio in primo luogo mia.
Senza questa consapevolezza, sarebbe davvero inutile anche solo affacciarci su tematiche tanto delicate ed importanti, a ancor più diverrebbe pericoloso intavolare una discussione arroccata solo su posizioni, più o meno consapevoli, che nell’Agorà del Bene comune devono invece e necessariamente amplificarsi in argomentazioni antropologiche, culturali e – come in questa occasione – anche giuridiche.

Codice-Civile-3
Nel porci di fronte al dibattito apparentemente legislativo, ma in realtà culturale, che attraversa il nostro Paese oggi, dobbiamo quindi cercare di fare chiarezza, al fine di individuare correttamente quale sia il reale tema del decidere e quale il piano della discussione giuridica, per non cadere nelle tante “trappole” o verità artificiali che l’effimero livello di tanti dibattiti ci propone.
Venendo al merito, quindi, è necessario chiarire che le istanze contenute del ddl Cirinnà non hanno l’obiettivo di riconoscere diritti civili a chi ne è oggi privo (come di seguito si dimostrerà riportando una per una le diverse disposizioni di legge e gli approdi giurisprudenziali già oggi esistenti), in un declamato slancio di civiltà, ma quello di conquistare, proprio in sella a tale cavallo di Troia, una legittimazione culturale, attraverso un dribblig legislativo che con celata leggerezza vorrebbe scardinare addirittura il sistema delle Fonti del nostro diritto.

Diritto pubblico e diritti soggettivi

Il primo nodo da smascherare credo sia infatti quello, me ne perdoneranno i non tecnici, del piano giuridico: è infatti chiaro che una cosa sia il piano del diritto pubblico, e quindi il dettato costituzionale, e un altro e diverso piano sia quello dei diritti soggettivi, ossia del diritto privato.
Orbene, la famiglia è soggetto giuridico posto al primo di questi due livelli, quello della Costituzione (art. 29), laddove lo Stato riconosce la famiglia, appunto, come soggetto sociale ad esso antecedente.

Continua a leggere tutto l’articolo dell’avvocato Eleonora Crialesi nell’inserto Famiglia e Unioni Civili su La Libertà del 20 febbraio

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