Boretto, vent’anni di VITA

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Per l’importante traguardo, due conferenze e un libro

“A 18 anni ho fatto una scelta che ha comportato per me il fatto di vivere i successivi 20 perennemente divisa tra una razionalità «pilotata» e la voce di una coscienza profonda che, benché fossi atea, cercava in tutti i modi di affiorare in superficie”. La persona che parla è Alessandra Pelagatti, 42 anni, milanese di origine ma residente a Roma, ex attrice professionista, e racconta di una lotta lacerante, estenuante. Quella scelta compiuta in età giovanile nella convinzione di essere nel pieno esercizio della propria autosufficienza e autodeterminazione è la decisione di abortire un figlio. Ha solo 18 anni (…e quante ragazze e ragazzine, oggi, ci arrivano molto prima, per le vie più diverse…), e quell’atto, compiuto consapevolmente, pur dopo aver rivelato gli strascichi ed il carico di sofferenza che è capace di portarsi dietro, a 24 anni si ripete. Quasi fosse l’incepparsi di un meccanismo interiore, la ricaduta fra i tentacoli di debolezze antiche.
Una discesa nel baratro che nel momento in cui arriva a toccare il punto più basso e più oscuro la porta persino a tentare il suicidio, mentre maledice il Cielo ed ogni cosa in lei sembra rinnegare Dio e la sacralità della vita. “Ho vissuto più di vent’anni nella rabbia, ricadendo nelle cattive abitudini, e vedendo nella fuga una soluzione ai problemi”.
Alessandra sta parlando alla platea radunata nel “Teatro del Fiume” di Boretto la sera di venerdì 5 febbraio, nell’ambito del primo dei due incontri organizzati dal Movimento per la Vita per festeggiare i vent’anni di attività. È un incontro molto coinvolgente, e toccante, in forma di conferenza e testimonianza al tempo stesso. Moderato da Gian Pietro Soliani, ha per titolo “Aborto… e poi? – Le conseguenze psichiche dell’aborto volontario”.
Andando avanti nel racconto Alessandra spiega come quella battaglia sfiancante prosegua ancora oggi: la conversione, l’incontro con Gesù, infatti, non le risparmiano il dover fare i conti con se stessa ogni giorno. Ma adesso è diverso, adesso la sua anima è accompagnata da una consolazione senza pari, nella quale riconosce un dono di grazia, un intervento divino.
“Quel vuoto, quell’insopportabile non-senso, continuerebbe implacabile, e avrebbe certamente la meglio, se il Signore non avesse avuto pietà di me venendomi a cercare”.

Leggi tutto l’articolo di Matteo Gelmini su La Libertà del 13 febbraio

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