Il «Don Bosco» a Reggio, l’Oratorio «cittadino» che non vide mai la luce

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Giovedì 11 febbraio alle 20.30 a Santa Croce Messa in suffragio di don Vittorio Chiari nel 5° anniversario della sua nascita al cielo

L’Oratorio di Santa Croce nasce da un sogno del vescovo Gilberto Baroni: “nel verde, tanti giovani!”. Così lo descrisse nel giorno dell’inaugurazione, accogliendo la comunità di salesiani che, nel don-chiaricentenario di don Bosco (1988) venne a prendersene cura. Nelle parole del vescovo in quell’occasione c’era molta nostalgia per l’antico oratorio di San Rocco, che ha scritto tante belle pagine della nostra storia del Novecento.
In Santa Croce il verde era tanto, seminato palmo a palmo dall’opera di alcuni preti generosi e caparbi, come don Pietro Iotti, ma i tempi e la situazione sono molto diversi da quella realtà cittadina brulicante di ragazzi che attorniava il “San Rocco”. Santa Croce a fine anni ’80 stava diventando il “ghetto” dei primi immigrati, con la presenza profetica di don Altana e don Simonazzi in via Adua 79, dove centinaia di poveri trovavano un punto di rifugio. Don Vittorio Chiari (foto) e i salesiani si inserirono in questo contesto e dovettero fare i conti con molte difficoltà. Dapprima quelle economiche: costruire una struttura, sistemare quelle esistenti, strutturare le attività, richiedevano molti soldi, ma le proverbiali “mani bucate” di don Vittorio erano troppo generose per una gestione così complessa. Tanta provvidenza di amici e sostenitori venne in aiuto e fece nascere una struttura semplice e funzionale, attorniata da un portico che è tuttora il cuore di ogni attività.

Leggi tutto l’articolo di don Giordano Goccini su La Libertà del 6 febbraio

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