La sociologia lungimirante di Sabino Acquaviva

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Fu invitato come docente a Reggio dai gesuiti del «Sacro Cuore» di Baragalla per garantire una solida formazione religiosa e culturale per laici e sacerdoti

Alla fine dell’anno su qualche giornale nazionale era apparsa la notizia della morte, a 88 anni d’età, di un notissimo – almeno fra i cultori di scienze sociali – sociologo padovano, Sabino Acquaviva, uno dei primi studiosi di sociologia della religione in Italia, il quale nel 1961 raggiunge rapidamente la fama internazionale grazie a un libro dal titolo intrigante e preveggente, “L’eclissi del sacro nella società industriale” (ripubblicato nel 1985), pubblicazione in cui teorizza la scomparsa della dimensione del sacro (il trascendente, il soprannaturale) dalla vita quotidiana dell’uomo contemporaneo, notando la “secolarizzazione del mondo” e la “secolarizzazione della religione”.
La sua iniziazione alla sociologia l’ebbe, appena laureato, lavorando in un’azienda della Philips, a contatto quindi con le problematiche organizzative e i primi effetti della società industriale, così che maturò negli anni 50 una straordinaria competenza disciplinare, pure di tipo pratico, pur non avendo ancora la sociologia in Italia uno status accademico, mentre in America aveva già preso ampiamente piede.

Continua a leggere l’articolo completo di Luigi Bottazzi su La Libertà del 6 febbraio

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