Messaggio inequivocabile

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Per introdurre la 38ª Giornata nazionale per la vita, che si celebra domenica 7 febbraio, non si può non partire dall’imponente risposta del Family Day di sabato scorso a Roma, a cui hanno preso parte oltre un centinaio di reggiani. Al di là del balletto dei numeri sui partecipanti e dei discorsi più o meno enfatici uditi dal palco, il segnale che domanda che “la famiglia non sia un istituto ultimo e negletto della società italiana” è arrivato al Paese forte e chiaro. La presenza al Circo Massimo di tanta gente pacifica di diversa estrazione sociale, provenienza geografica e “appartenenza”, dalle famiglie con bambini agli anziani e ai disabili che sono intervenuti di persona, lancia di per se stessa un messaggio inequivocabile a quel “circo minimo” a cui tante volte la politica di casa nostra si riduce: da questa grandissima “piazza” nelle cui ragioni – manifestanti o meno – è comunque difficile non rispecchiarsi, il ddl Cirinnà viene sonoramente cassato, perché non si vuole un matrimonio omosessuale sotto l’etichetta di unione civile (e non è vero che siamo l’unico Paese a non averlo introdotto nel proprio ordinamento, giacché in compagnia dell’Italia ci sono altri dodici Stati membri dell’Unione, quindi non c’è tra l’altro alcuna urgenza di provvedere) né si accetta di aprire varchi alla pratica immorale dell’utero in affitto in base al principio del figlio come diritto a tutti i costi.

Continua a leggere l’editoriale di Edoardo Tincani su La Libertà del 6 febbraio

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