Allarme Coldiretti: il pomodoro del Marocco invade l’Italia

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I prodotti base della dieta mediterranea Made in Italy sono nuovamente sotto attacco con le importazioni in Europa di pomodoro dal Marocco, raddoppiate a gennaio rispetto allo stesso mese dello scorso anno superando inoltre i contingenti di importazione fissati dall’accordo tra Unione Europea e Marocco. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati relativi alle importazioni di pomodori da mensa dal Marocco diffuse dall’associazione degli esportatori spagnoli Fepex per le prime due settimane.

L’accordo con il Marocco – sottolinea la Coldiretti – è fortemente contestato dai produttori agricoli perché nel paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. Tra l’altro – continua la Coldiretti – recentemente la Corte di Giustizia Europea ha deciso l’annullamento dell’accordo commerciale Ue-Marocco, che “danneggia il territorio del Sahara occidentale, dove abita il popolo saharawi”.

«Con il ricavo di 1 q.le di pomodoro consegnato all’industria di trasformazione un imprenditore reggiano paga a malapena un’ora di lavoro di un dipendente con tanto di contributi – precisa Valentina Bosco, produttrice di pomodoro e responsabile regionale di Giovani Impresa Coldiretti. La continua riduzione del margine di reddito per il produttore locale ha conseguenze sul fronte economico e dell’occupazione. L’importazione di pomodoro coltivato con pesticidi pericolosi per l’uomo e l’ambiente – continua la Bosco – mi sembra ancor più paradossale proprio ora che i criteri di coltivazione per la lotta integrata sono ancor più rigorosi per aumentare le garanzie minime di qualità del prodotto».

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Coldiretti chiede che la Commissione attivi urgentemente le clausole di salvaguardia previste dall’accordo vista la grave perturbazione di mercato creata dall’eccessivo aumento delle importazioni, che rischia di mettere in ginocchio una produzione già in difficoltà.

A Reggio Emilia la coltivazione di pomodoro da industria è scesa dagli oltre 400 ettari del 2012 a poco più di 130 ettari del 2015, riducendo in tre anni l’occupazione di 20 dipendenti fissi o 50 stagionali solo nella nostra provincia. In aree maggiormente vocate al pomodoro come Sicilia o Puglia sono a rischio migliaia di posti di lavoro.

«Con le importazioni aumenta il rischio – conclude Valentina Bosco – che pomodoro marocchino venga venduto come italiano o che venga mescolato a quello italiano ed etichettato poi come tale. Questo è molto grave per i danni economici subiti dai produttori ma soprattutto per i consumatori che sono ignari della presenza di residui fitosanitari nel pomodoro che consumano o perchè mescolato in modo fraudolento o anche semplicemente perché risultano autorizzanti in un paese estero e quindi sfuggono alle maglie dei controlli sanitari locali».

L’Italia vede in calo da oltre 15 anni consecutivi l’impiego dei fitosanitari ad uso agricolo, come reso noto dagli ultimi dati Istat disponibili.

«Nonostante il sistema accresciuto di controlli, che può arrivare a coprire il 50% o addirittura il 100% delle partite in ingresso, occorre comunque prestare massima attenzione – dichiara Corrado Finardi, responsabile sicurezza alimentare di Coldiretti Reggio Emilia. I metaboliti e residui di fitosanitari che rinveniamo infatti – continua Finardi – sono quelli che andiamo a cercare ma in realtà ce ne sono molti di più, nascosti e al di fuori del nostro “radar”. I controlli ufficiali devono necessariamente restringere il campo ai residui più noti e consentiti nel nostro paese».

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